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Specializzazioni: il regolamento espropria il Congresso
Lunedì 27 Settembre 2010

Perifano (Anf): “Un Cnf scaduto per metà decide per 240 mila avvocati”

Secondo l'Associazione nazionale forense il regolamento approvato in tutta fretta venerdì scorso dal Consiglio nazionale forense, da un punto di vista tecnico è inadeguato a disciplinare in modo efficace la materia delicatissima delle specializzazioni, mentre il metodo applicato è assolutamente inopportuno.

Ad affermarlo è il segretario generale dell’Anf, Ester Perifano che contesta fortemente anche il metodo portato avanti dal Consiglio nazionale forense.

«Un blitz come questo – ha affermato Perifano - non è concepibile a meno di due mesi dalla celebrazione del Congresso  nazionale; 11 membri su 26 sono già stati rinnovati e il Cnf ha di fatto già concluso il suo mandato esercitando un potere regolamentare che la legge attuale non gli riconosce, incidendo pesantemente sulla vita professionale di 240 mila avvocati e ignorando le perplessità del mondo forense, innanzi tutto degli Ordini che avevano chiesto una pausa di riflessione».

«Per la seconda volta in pochi anni – ha continuato Perifano - ci troviamo di fronte ad un Consiglio nazionale ente tuttofare: determina l’elenco delle specializzazioni, gestisce il registro degli Enti formatori, fa l’esame agli specializzandi».

Inutile appare ogni forma di consultazione, se poi delle tantissime critiche mosse dai tanti soggetti presenti, Ordini in primo luogo, non si tiene alcun conto.

Sconcertante poi che si espropri il Congresso di decidere sulla opportunità di regolamentare le specializzazioni e sul merito della regolamentazione, dal momento che, lungi dal riguardare solo la deontologia professionale, si tratta di una materia destinata ad incidere direttamente ed immediatamente sulla attività professionale di tutti gli avvocati.

Tra i punti più controversi Palma Balsamo, responsabile per il Direttivo Nazionale del settore Specializzazioni Forensi , segnala quanto segue :

- Vengono indicate fra le specializzazioni branche del diritto effettivamente specialistiche, come il diritto di famiglia o quello sportivo, accanto a veri e propri settori del diritto, come il diritto penale o quello amministrativo, sinora considerati come macroaree e non specializzazioni;

- Vengono inopinatamente addossati ai consigli dell’ordine, già in difficoltà nella gestione della formazione continua permanente, ulteriori e pesanti compiti di formazione degli avvocati specialisti;

- vengono introdotti criteri per l’accreditamento degli enti formatori che contraddicono la pluralità dell’offerta e di fatto negano la possibilità che soggetti estranei alle istituzioni forensi e a poche associazioni specialistiche di avvocati possano organizzare e gestire le scuole;

-vengono iscritte di diritto nell’elenco dei formatori le Associazioni specialistiche riconosciute dal Congresso, inclusa l’Unione delle Camere civili, che sono riconosciute solo in base alla loro generale rappresentatività , senza che sia mai stato operato alcun controllo, né sul numero degli specialisti iscritti alle associazioni, né sul loro effettivo esercizio di attività forense specialistica;

- non viene specificato, seppure espressamente richiesto al CNF, che le associazioni ed i loro dirigenti, non possano essere soci o in qualsiasi altro modo partecipare a società, associazioni o enti aventi fini di lucro, e che la formazione e le scuole debbano essere gestite dalle associazioni iscritte negli elenchi direttamente e senza intermediari;

- viene introdotta una disciplina transitoria che, a fronte di tanto rigore per il conseguimento del titolo di specialista, consente agli avvocati iscritti all’albo da più di venti anni di autodefinirsi specialisti in due diverse materie senza alcuna verifica.

«La vicenda è davvero allarmante» chiosa Perifano «per cui il Congresso Straordinario dell’Associazione, previsto a Pescara dall’8 al 10 ottobre p.v., cade a proposito : sarà l’occasione giusta per approfondire tutte le scottanti tematiche sul tappeto e chiamare l’ANF, in vista del Congresso di Genova, a definire le proprie posizioni, per difendere e sostenere, in sede congressuale, le proprie idee, nell’interesse non solo dei propri aderenti e simpatizzanti ma dell’Avvocatura intera. Troppo spesso ignorata, è evidente, da vertici completamente scollati dalla base».



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