Lo Stato della Giustizia
Sabato 16 Ottobre 2010
Forte preoccupazione per lo stato della giustizia in Italia e condivisione piena all'appello del Capo dello Stato.
Mercoledì 13 ottobre si è svolto a Montecitorio un incontro tra i parlamentari dell’Unione di Centro (Udc) e le organizzazioni dell'Avvocatura che ha registrato numerose e significative convergenze.
In una nota congiunta i deputati Udc Pierluigi Mantini, Roberto Rao, Lorenzo Ria, Amedeo Ciccanti hanno dichiarato di condividere le principali richieste dell’Avvocatura da tempo al centro dell’attenzione dei centristi.
« Tra queste richieste - si legge nella nota - ci sono l'aumento delle risorse economiche e materiali da gestire e un impegno contro gli sprechi negli apparati amministrativi delle sedi giudiziarie, assunzione di manager in ciascuno dei medi e grandi uffici giudiziari per gestire con efficienza “l'Azienda giustizia”, applicazione generalizzata di modelli di riorganizzazione come quella del tribunale di Torino, che hanno dato concreti risultati negli uffici giudiziari dove sono stati applicati. È inoltre utile - conclude il comunicato - un incremento della produttività del lavoro dei giudici accompagnato da un numero maggiore di magistrati togati e dall'istituzione della figura dell'assistente del giudice».
Per l’Associazione nazionale forense era presente Emanuele Spata, del direttivo nazionale: «Ci siamo lasciati con l’impegno dell’udc a far diventare appuntamento fisso la consultazione con gli avvocati e con le professioni».
Spata ha aggiunto anche che l’Udc non solo ha dimostrato apertura alle proposte dell’Avvocatura, ma ha anche affermato di volersi impegnare come promotore di una proposta per la reintroduzione dei minimi tariffari.
In Aula al Senato, intanto, dopo un accantonamento che durava dal 2 maggio 2010, si è riaffacciata la riforma dell’ordinamento forense che è stata però subito rinviata alla prossima settimana, dopo la discussione del documento di finanza pubblica per il 2011-2013. Al momento sono solo 9 gli articoli discussi, di cui solo quattro approvati e cinque accantonati, rispetto ai 64 che costituiscono il Ddl.
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