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Ancora sulle specializzazioni...
Mercoledì 20 Ottobre 2010

 

Ci perdoneranno gli estensori dell’appello a non demolire il regolamento sulla specializzazione varato dal CNF lo scorso mese di settembre, ma a noi fanno un po’ sorridere le argomentazioni utilizzate per convincere i destinatari.

Si esalta l’unitaria autorevolezza dell’avvocatura “che ha permesso di far riprendere il percorso parlamentare di riforma dell’ordinamento forense”, senza chiarire come mai si è regolamentata la specializzazione in maniera ben diversa da quella prevista nel disegno di legge.

Si sorvola sull’ovvia considerazione che, se l’OUA, l’AIGA, l’ANF e ordini forensi importanti, non solo Firenze, ma anche Bari, Palermo, Napoli, esprimono contrarietà vorrà dire che forse il regolamento non è esattamente frutto di unitaria condivisione dell’avvocatura.

Si critica una “strumentale” strizzata d’occhio ai giovani colleghi, ma sarà proprio dura convincere i giovani che queste modalità per specializzarsi rappresentano davvero “l’unica opportunità di ingresso e di affermazione nell’ormai sovraffollato mondo dell’avvocatura”.

I conti sono  presto fatti: due anni di pratica forense per poter fare l’esame di abilitazione; un anno, se va bene, per completare l’esame; sei anni di iscrizione all’albo; un ulteriore anno per sostenere l’esame di specializzazione, visto che consta di una prova scritta ed una orale. Non c’è male: al meglio si potrà divenire specialisti dieci anni dopo la laurea!

Non sarà facile neanche convincere i giovani avvocati che sia proprio nel loro interesse che coloro che abbiano conseguito un diploma di specializzazione universitario, vale a dire gli unici a potersi legittimamente definire specializzati in base alla normativa vigente, debbano chiedere una valutazione al CNF che, se é benevola farà comunque sostenere l’esame, e se no imporrà la frequentazione dei corsi.

Però, in cambio di un atteggiamento condiscendente, vengono promesse modifiche del regolamento prima della sua entrata in vigore. Quali? Basta leggere il documento della Unione delle Camere Civili: anche il “civilista in senso classico” dovrà potersi definire specialista. Come a dire  todos caballeros!

Non conosciamo le “ambizioni personali”, cui le associazioni specialistiche fanno riferimento, degli altri soggetti che si sono pronunciati contro questo regolamento. Quanto a noi, personalmente ambiamo a una regolamentazione equa, razionale e trasparente.

Si tranquillizzino le associazioni specialistiche, nessuno vuole rinviare sine die una pronuncia sul regolamento specializzazioni. Il congresso forense di Genova è alle porte ed è l’unico a poter legittimamente esprimere la volontà unitaria dell’avvocatura. Chi è certo della bontà del regolamento e della sua generale condivisione non avrà certo difficoltà nel rimettere la valutazione ai delegati congressuali. Tutto il resto, quando non assume toni offensivi, è solo uno sterile arrampicarsi sugli specchi.

Roma, 20 ottobre 2010.                                              Il Direttivo Nazionale ANF



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