Giustizia civile, quali soluzioni per uscire dall'emergenza?
Lunedì 24 Gennaio 2011
«Per porre mano alla riforma della Giustizia civile occorre un intervento strategico ed organico, che esca dalla logica dell’emergenza e che sappia razionalizzare l’esistente, coniugando l’efficienza con i ben noti vincoli di bilancio e di risorse umane.
Basta con i provvedimenti “tampone” e con la deriva alla privatizzazione della Giustizia, che vengono di volta in volta pubblicizzati come risolutivi e che in realtà sortiscono l’unico effetto di appesantire il lavoro di Magistrati, Avvocati e personale di cancelleria, se non addirittura di denegare giustizia». Questo l’inizio dell’intervento di Pasquale Barile, direttivo nazionale ANF intervenuto venerdì 21 al forum del Pd «lo sfascio della giustizia civile – le soluzioni possibili».
Di seguito una sintesi dell’intervento.
«Il fallimento di tutti i riti “accelerati” introdotti dal Legislatore (due esempi: lavoro e societario), nonché di quei pur lodevoli strumenti acceleratori introdotti negli ultimi anni, pressoché mai o quasi mai applicati, dimostra che la paralisi della Giustizia civile non è questione di riti, quanto piuttosto mancanza di risorse (umane e finanziarie) ovvero mancata razionalizzazione delle risorse.
Il principio del giusto processo è strettamente legato all’obbligo del giudice di rendere una pronuncia di merito sulla domanda proposta, per questo non può essere condivisibile il tentativo di “rottamazione” dei processi nei modi e nei termini dello scorso luglio 2010.
L’ufficio del processo e gli assistenti dei giudici
Una delle ipotesi di intervento che si agita da qualche tempo è quella della istituzione delll’Ufficio del Giudice e/o del processo.
La proposta, già suggerita dal Csm è quella di prevedere una figura professionale specifica, dotata della necessaria qualificazione professionale, individuata nell'organico generale e stabilmente inquadrata all'interno del costituendo Ufficio per il Processo, con compiti di assistenza al giudice e di supporto nell'attività di studio e ricerca prodromica alla decisione e nella cooperazione alla redazione delle motivazioni. Si potrebbe quindi ricorrere all'ausilio offerto dalla magistratura onoraria utilizzandone l'apporto non in funzione di sostituzione e di supplenza al giudice ed alle carenze dell'organico, ma in un ruolo inedito di affiancamento,collaborazione ed assistenza al giudice, mediante lo studio delle questioni di fatto e di diritto, la cura di ricerche giurisprudenziali e dottrinali, la redazione di schemi di motivazioni e di minute, nell'ambito di un rapporto di stretta contiguità al giudice che consenta di mantenere il completo controllo e la piena ed esclusiva responsabilità della decisione in capo al magistrato, secondo un modello del tutto assimilabile a quello ipotizzato dal legislatore per il tirocinante.
La media conciliazione
La media conciliazione ed il recente “collegato lavoro” sono due tipici esempi di una chiara e deliberata volontà di privatizzare la giustizia.
L’ANF, invece, ha sempre sostenuto la centralità della giurisdizione pubblica come espressione di democrazia, perché è attraverso di essa che avviene il controllo di legittimità costituzionale delle norme, anche di quelle sovranazionali recepite direttamente nel nostro ordinamento.
qualcuno si è mai chiesto qualcuno quali saranno i costi per 1 cittadino che sarà costretto a rivolgersi alla sola conciliazione obbligatoria?
Se si esamina la tabella allegata al regl. 128/2010, pr una conciliazione del valore nello scaglione tra 1 e 5 mila euro osserviamo (fonti sole 24 ore e ministero del tesoro):
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valore contr. 1/5
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Costo x due parti
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Numero processi
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Costo totale
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170+130 leg.=300
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600
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600.000
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360.000.000
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Con euro 360.000.000,00 si coprono:
• - N. 600 posti Giudice Togato x 130.000,00/anno x 4.62 anni;
• - N. 4256 posti Giudice Onorario x 18.000,00/anno x 4.69 anni;
• - N. 3000 posti personale x 24.000/anno x 5 anni
• - N. 2500 posti assistenti giudice x 36.000/anno x 4 anni.
(per quanto riguarda la posizione di Anf, vedi in approfondimenti)
Ricognizione dei diritti e dei circuiti di giurisdizione
Tutte le direttrici di intervento finora mostrate mancano comunque di una visione strategica. Per mantenere tale sistema a presidio della legalità e della democrazia, occorre pertanto ridefinire gli ambiti della giurisdizione pubblica togata e onoraria e i relativi circuiti in stretta connessione con i diritti tutelabili stabilendo le priorità di interesse pubblico e quelle che possono essere canalizzate verso forme alternative o complementari di risoluzione delle controversie in un ambito sempre pubblico ma non necessariamente statale.
Ci sono poi materie che potrebbero essere devolute ad organi giurisdizionali pubblici sul modello delle commissioni tributarie. Questo schema di sezioni o commissioni specializzate potrebbe essere attuato per materie diverse, gruppi di diritti omogenei.
In ogni caso, che si condivida o meno tale soluzione, resta fermo ed irrisolto il problema della centralità della Magistratura Onoraria, del suo reclutamento e della sua preparazione, della eventuale estensione delle sue competenze ovvero della migliore razionalizzazione delle stesse».
Pasquale Barile
Direttivo ANF
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