Giustizia civile: lo smaltimento dell'arretrato
Giovedì 10 Febbraio 2011
“L’obiettivo di smaltire il pregresso nel contenzioso civile è importante, ma su quali misure adottare per ottenere tale risultato regna, negli uffici del Ministero, una certa confusione” questo il commento del segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Ester Perifano sul ddl per la riduzione del pendente giudiziario illustrato dal ministro di Giustizia, Alfano, nel corso della conferenza stampa a conclusione del Consiglio dei ministri che si è tenuta il 9 febbraio 2011.
Il Ministro Alfano ha affermato che nel 2010 il numero delle cause smaltite dai tribunali è superiore di 200 mila a quelle entrate nei tribunali, ma non ha fatto cenno al fatto che la diminuzione delle cause pendenti, grazie anche all’informatizzazione e alla riforma del processo civile, è dovuta soprattutto agli effetti della crisi economica che ha determinato un numero di giudizi “in entrata” nettamente inferiore a quello degli anni precedenti. Poiché il numero delle sentenze è rimasto più o meno uguale, può rivendicare un 4% di contenzioso pendente in meno.
Ancora una volta sia i cittadini sia l’avvocatura non sono né tutelati né ascoltati.
Lo smaltimento dell’arretrato avrebbe potuto vedere la collaborazione attiva degli avvocati, molti dei quali rischiano di uscire dal mercato, a causa della difficile congiuntura economica e della diminuzione, probabile, del contenzioso.
Si continuano ad ignorare professionisti preparati e qualificati.
Tra le misure proposte: un piano annuale per fissare criteri e numeri per lo smaltimento delle pendenze da parte dei presidenti dei tribunali, il principio della motivazione breve, l’utilizzo dei giovani laureati in legge (praticanti, dottorandi di ricerca e/o specializzandi) come assistenti dei magistrati, l’ipotesi di utilizzo di giudici ausiliari (avvocati/magistrati in pensione).
In allegato l'articolato del Ministro per lo smaltimento dell'arretrato.
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