Deliberato del Consiglio Nazionale del 19 e 20 febbraio a Roma sulla situazione carceraria
Martedì 10 Gennaio 2012

Il Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazione Forense, riunito in Roma il 19 e 20 febbraio 2011
preso attodella recente riapertura delle indagini sul caso del giovane detenuto Carmelo Castro, che incensurato, si sarebbe suicidato, dopo 4 giorni di arresto in regime di grandissima sorveglianza, presso la Casa Circondariale di Catania il 28 marzo 2009;
constatatoche detto episodio, che presenta notevoli punti oscuri e merita una doverosa attività di indagine e di verifica da parte dell’Autorità Giudiziaria, evidenzia, ancora una volta, lo stato di intollerabile malessere della situazione penitenziaria in Italia;
considerato che il caso Castro rappresenta la punta esponenziale di una situazione più che critica, che ha registrato nelle carceri italiane, al 31.12.2010, 66 suicidi, 1.134 tentati suicidi, nonché 5.603 episodi di autolesionismo. Grave ed allarmante situazione che si inserisce in un quadro penitenziario con una popolazione in esubero, rispetto alla reale capienza delle strutture carcerarie, di 23.000 unità;
ritenutoche le leggi c.d. “sfolla carceri” non hanno prodotto alcun effettivo miglioramento sui numeri della popolazione penitenziaria;
appresoche nelle carceri italiane già, nel solo mese di gennaio 2011, si sono registrati ben 8 suicidi, con aumento percentuale rispetto agli anni precedenti;
verificatoche il sistema carcerario è al collasso, per la carenza di organico della polizia penitenziaria di circa 7.000 unità, il numero insufficiente di educatori e psicologi, la fatiscenza delle strutture carcerarie, la mancata differenziazione dei detenuti per tipologia di reato.
Verificato altresì che il passaggio della medicina penitenziaria dall’Amministrazione della Giustizia al SSN, a seguito dell’entrata in vigore del DPCM 1/4/2008,ha determinato un vuoto normativo, in Sicilia e nelle altre Regioni a statuto speciale, e che solo temporaneamente è stata assicurata l’assistenza grazie ad una norma inserita nella finanziaria nazionale che consente per un altro anno la prosecuzione dei servizi.
Posto quanto sopra, e imponendosi una riflessione immediata sulla necessità di incidere sulla cultura del regime detentivo nelle nostre carceri e di valutare interventi indispensabili per la integrazione e la reale risocializzazione dei detenuti,
esprime l’auspicio che nel caso Castro, come in tutti gli altri casi di morti all’interno delle carceri, la Magistratura faccia piena chiarezza.
Censural’autoreferenzialità delle istituzioni penitenziarie che poco interagiscono con forze sociali idonee per rendere l’applicazione della pena effettivamente attuativa dell’art. 27 della Costituzione.
Invitai dirigenti delle sedi territoriali ANF alla collaborazione con il Garante dei diritti dei detenuti, come già proficuamente avvenuto nel caso catanese.
Invitail Segretario Generale ed il Direttivo Nazionale a porre in essere iniziative che sollecitino l’attenzione sul tema e segnalino l’esigenza che la perdita della libertà non si accompagni alla perdita di altri diritti fondamentali della persona detenuta, quali la dignità e la salute.
Roma 20 febbraio 2011
Il Consiglio Nazionale ANF
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