È inammissibile l’opposizione via pec al decreto penale

Il Sole 24 Ore – 

«In assenza di una norma specifica che consenta nel sistema processuale penale alle parti il deposito di atti in via telematica, deve ritenersi inammissibile la presentazione dell’opposizione al decreto penale di condanna da parte del destinatario a mezzo di posta elettronica certificata» (Pec). Questo il principio affermato dalla Corte di cassazione, terza sezione penale, con la sentenza 50932 depositata ieri. La sentenza, nel respingere il ricorso, ha confermato un’ordinanza del tribunale di Macerata che nel gennaio 2014 dichiarò inammissibile l’opposizione a un decreto penale svolta dall’imputato e pervenuta via Pec alla cancelleria l’ultimo giorno utile. Il dispositivo ricorda che nonostante l’articolo 461 del Codice di procedura penale preveda la presentazione mediante dichiarazione ricevuta dalla cancelleria, per univoca giurisprudenza sono ammesse le forme previste dagli articoli 582e 583 del Codice di procedure penale tra cui la presentazione per mezzo di incaricato e quindi anche tramite il servizio postale. Così come il Dpr 68/2015 equipara il valore legale della Pec alla raccomandata con ricevuta di ritorno. Però nel processo penale manca una norma che consenta l’inoltro in via telematica degli atti di parte, a differenza di quello civile. Allo stato attuale del processo penale telematico, infatti, le parti private e i propri difensori possono assumere soltanto la posizione di soggetti destinatari delle comu­ nicazioni, mai quello di soggetti agenti. Il decreto legge 179/2012, poi convertito nella legge 212/2012, con l’articolo 16 ha infatti introdotto l’obbligatorietà delle comunicazioni e delle notificazioni in via telematicaa carico solo della cancelleria nei confronti di tutti i soggetti obbligati dalla legge ad avere la posta elettronica: nel civile per tutti gli atti, nel penale per tutti i destinatari tranne che per l’imputato, per il quale restano ferme le forme tradizionali. Diversa infine è la situazione del deposito di atti di parte: nel civile il procedimento è sostanzialmente concluso nel penale non è stato neppure avviato.

Nel testo

Applicato l’articolo 583 cpp In materia di impugnazioni vige il principio di tassatività e inderogabilità delle forme stabilite dalla legge per la presentazione del ricorso Sanzione evitata Al ricorrente, malgrado l’esito negativo della impugnativa, è stata esclusa dalla Cassazione la condanna alla sanzione pecuniaria da 258 a 2.065 euro prevista dall’articolo 616 cpp in virtù: e della fluidità della regolamentazione normativa del procedimento telematico; r dall’insieme alla scarsa elaborazione giurisprudenziale della materia