Effetto millennials: spazi riprogettati e più smart working

Il Sole 24 Ore – 

Maggior trasparenza sulla progressione di carriera, formazione ben impostata, smart working, riorganizzazione del lay out degli uffici, elasticità nel dress code. Negli studi legali è consolidata la presenza dei millennials, la generazione nata tra il 1980 e il 2000. Hanno portato un vento di cambiamento in quello che era un vero e proprio ecosistema, influenzandolo in ogni possibile aspetto: dall’abbigliamento agli schemi gerarchici, sino all’organizzazione degli spazi di lavoro. Via il gessato, sorpassata la boiserie, ancor più il cubicolo. Largo ai nuovi lay out per le sedi, ai calciobalilla e ai jeans (quando non si ha appuntamento con il cliente).

«Escludendo i cinque soci, che comunque sono tutti sotto i 50 – spiega Attilio Pavone, head of Italy di Norton Rose Fulbright – l’età media dei nostri collaboratori si attesta sui 31/32 anni. Aver cominciato a frequentare i career day ci ha portato a un contatto più approfondito con i giovani professionisti. Il che ha influito su molti aspetti del nostro lavoro».

Le aspettative

Diversa nel rapporto con il lavoro dalle precedenti, questa generazione dimostra, almeno relativamente a quanto succede negli studi legali, di avere esigenze precise: si tratta di giovani professionisti proattivi, che vogliono essere da subito in prima linea. Cercano un luogo di lavoro soddisfacente anche dal punto di vista relazionale. Non solo. «I millennials sono interessati a svolgere una quota del lavoro da remoto. Io e i miei coetanei non lo avremmo concepito – continua l’avvocato Pavone -. E tengono particolarmente all’aggiornamento e alla formazione professionale, al team building. Recentemente abbiamo potenziato il nostro sistema di etero e autovalutazione digitale. Funziona come un mini-social network internazionale attivo tra tutti i collaboratori della nostra sigla nel mondo. È molto utilizzato».

Ripensare gli spazi

La presenza dei millennials nel mondo legale trova un riscontro anche nella ricerca «Law in Milan» realizzata da Cbre (si veda l’articolo a fianco). Rientrano nella casistica descritta dall’indagine i nuovi locali del beLab di BonelliErede. «Spazi nei quali abbiamo cercato il giusto mix tra open space, in grado di favorire il lavoro agile in team, e spazi più raccolti per consentire la concentrazione», dice Marcello Giustiniani, partner e consigliere delegato. Gli oltre duemila metri quadrati dei nuovi uffici – continua – «sono un spazio innovativo e si differenziano dagli studi legali così come li conosciamo tradizionalmente. Sono stati progettati per stimolare contatti e relazioni, lavorative e personali, con ampio ricorso alla tecnologia». In questi uffici, il dress code è all’insegna della libertà. «Del resto – conclude l’avvocato Giustiniani – la cravatta non è più d’obbligo nemmeno nei locali storici di BonelliErede e molti ne fanno a meno salvo che per le riunioni con i clienti».

Anche lo studio legale Chiomenti sta per annettere duemila metri quadri agli uffici della sede milanese di via Verdi, accanto al Teatro alla Scala. «Intendiamo organizzarli in ottica nuova – spiega Filippo Modulo, managing partner -. Massimo livello di tecnologia, maggiori spazi comuni, anche destinati alla socializzazione e al lavoro di gruppo, un auditorium. Ma non adotteremo il modello dell’open space, che non riteniamo funzionale alle caratteristiche della nostra professione».

Struttura storica del panorama legale italiano, lo studio Chiomenti oggi può dirsi decisamente giovane. «L’80% circa dei nostri collaboratori è composto da millennials – precisa l’avvocato Modulo -. La loro voglia di essere parte attiva del processo lavorativo da subito, la capacità di lavorare in squadra, ci ha fatto riflettere sull’organizzazione del lavoro. Abbiamo creato metodi di sviluppo e gestione dei casi nei quali le competenze siano integrate in modo trasversale anche in riferimento all’età».