Equo compenso ai legali. Tutela verso clienti forti

Italia Oggi, di Gabriele Ventura-

È pronta la proposta di legge del Consiglio nazionale forense che tutela l’equo compenso degli avvocati. L’iniziativa era stata lanciata dal presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, nel corso del congresso Oua di Torino e la bozza è stata presentata l’altro ieri in occasione dell’Agorà degli ordini forensi. Prevede, in sintesi, l’istituzione presso il ministero della giustizia di una commissione per la valutazione dell’equo compenso nella professione forense nei casi di contratti con clienti forti, formata da rappresentanti istituzionali e del mondo produttivo (si veda a tal proposito il numero di ItaliaOggi del 24 dicembre scorso). Compito della commissione è definire l’equo compenso degli avvocati iscritti all’albo e individuare gli operatori economici che ne garantiscono il rispetto dandone adeguata pubblicità. Sul fronte contrattuale, invece, la proposta di legge prevede che siano considerate nulle le clausole che prevedono condizioni contrattuali contrarie all’equo compenso. La proposta, inoltre, definisce le tipologie di clausole ritenute abusive in quanto realizzano un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente. «Il Cnf, partendo dal dato costituzionale dell’articolo 36, che riconosce il diritto del lavoratore all’equa retribuzione», spiega Mascherin, «ha condotto un lungo lavoro di analisi che ha riguardato i testi di numerose convenzioni, da una parte; e la legislazione attualmente vigente in materia di equo compenso e di clausole abusive, dall’altra. La proposta di legge ha dunque solidi agganci ordinamentali e va nella direzione imboccata dal governo di riconoscere uno «statuto» del lavoratore autonomo», continua Mascherin, «con l’approvazione del ddl presto all’esame del Parlamento. È una iniziativa, questa dell’Agorà degli ordini forensi, che rappresenta un punto di riferimento importante per tutte le professioni ordinistiche e che segna un necessario riequilibrio nei rapporti tra operatori economici, impedendo situazioni che in certi casi possiamo definire, senza mezzi termini, di prevaricazione». L’Agorà ha dato mandato al Cnf di rappresentare la questione nei termini di cui all’articolato al Governo e al Parlamento