EQUO COMPENSO; PANSINI (A.N.F.): PICCOLO PASSO IN AVANTI DELLA COMMISSIONE BILANCIO AL SENATO, MA PERMANE GENERICITA’. COME AUSPICAVAMO EVITATO TENTATIVO DI DIVIDERE IL MONDO DELLE PROFESSIONI MA LA MISURA E’ DESTINATA A FAVORIRE MINORANZA DI AVVOCATI E DI PROFESSIONISTI. MEGLIO RIMANERE CON I PIEDI PER TERRA E MIGLIORARE LA L. 81/2017.

“Il sì della commissione Bilancio al Senato all’emendamento al testo che introduce l’equo compenso, allargandone il raggio di azione dai soli avvocati che svolgono prestazioni a vantaggio di banche, assicurazioni e imprese, a tutti i professionisti e includendo la Pubblica amministrazione tra i soggetti tenuti a garantirne il rispetto, è un piccolissimo passo in avanti che non deve alimentare illusioni”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini.

“ Avevamo criticato da subito – continua Pansini –   la fuga in avanti di chi si era speso per una norma che garantisse  unicamente le prestazioni professionali dei soli avvocati  in favore di banche, assicurazioni e grandi imprese, creando un comprensibile malcontento nell’insieme composito dei professionisti italiani. Accantonata quell’impostazione, ora occorre una vera proposta politica per le professioni perchè il testo sull’equo compenso emendato dalla Commissione Bilancio, che comunque assicura la derogabilità delle norme che lo introducono, rimane ancora troppo generico anche rispetto all’inclusione della PA, e non vorremmo che si cadesse nell’errore dello slogan elettorale e della ‘bandierina’ piantata in finale di legislatura. Le vigenti disposizioni del Job’s Act sul lavoro autonomo (legge 22.5.2017, n. 81), richiamandosi all’art. 9 della legge 18 giugno 1998, n. 192, sono più favorevoli e prevedono già forme di tutela in favore di tutti i professionisti, con rimedi addirittura inibitori e risarcitori in loro favore e con la possibilità di irrogare sanzioni amministrative a carico del contraente forte, compresa la pubblica amministrazione. Viceversa, favorire unicamente i professionisti che hanno rapporti con banche, assicurazioni, imprese e PA, ignorando la maggioranza dei professionisti che non gode di questo tipo di rapporti, significa non considerare il rischio di creare sacche di diseguaglianza in termini di opportunità e di reddito”.

“L’attenzione ai professionisti e al ceto medio del Paese in questo fine di legislatura si sarebbe potuto tradurre nell’implementazione e nel miglioramento delle norme contenute nella legge 81 del 2017, che contenendo una prima visione complessiva del mondo delle professioni riconosce la necessità dell’equilibrio contrattuale tra le prestazioni delle parti, valorizzando specificità e qualità del lavoro del professionista” – conclude Pansini.