Equo compenso: prima gli avvocati, poi gli altri

ItaliaOggi – 

Tutelare prima gli avvocati (contrastando «vere e proprie forme di caporalato intellettuale», che affliggono soprattutto la componente giovanile). E, a seguire, le «altre categorie di professionisti». È l’intento manifestato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ieri pomeriggio ha risposto, nel corso del question time nell’aula di Montecitorio, a un’interrogazione sulle iniziative per introdurre un equo compenso per gli esponenti delle libere professioni; anche tenendo in considerazione «i contributi del Consiglio nazionale forense», ha riferito, «abbiamo predisposto» un Disegno di legge che «intende assicurare il diritto degli avvocati ad essere» giustamente retribuiti «in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale». Si tratta, ha aggiunto il titolare del dicastero di via Arenula, di un testo «inviato già in data 7 ottobre 2016 alla presidenza del Consiglio dei ministri», che «dovrà essere approvato entro la fine della Legislatura», costituendo «la base per ridefinire i compensi delle altre categorie». Le dichiarazioni di Orlando arrivano all’indomani della illustrazione, a palazzo Madama, del Ddl (2858) del presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi (Ei), che punta ad impiegare, per determinare la soglia al di sotto della quale non è possibile scendere per la remunerazione di un servizio professionale commissionato da un cliente, i parametri tariffari definiti negli anni scorsi dai ministeri vigilanti degli Ordini (anche e non solo per le prestazioni di carattere legale, perché, aveva scherzato durante la conferenza stampa l’ex ministro del welfare, «non esiste solo l’avvocatura, in Italia»), che oggi vengono usati soltanto dai giudici, in caso di contenzioso; identica, però, la volontà espressa dagli autori dei testi di condurre definitivamente in porto le norme prima che il sole tramonti (presumibilmente all’inizio del 2018) sulla XVII Legislatura (si veda anche ItaliaOggi di ieri). Nella replica al deputato di Ap Antonio Marotta, Orlando ha indugiato su quello che ha definito «il ruolo essenziale svolto dall’avvocatura per assicurare efficienza e funzionalità al servizio giustizia» visto che, ha proseguito, «la notevole riduzione delle cause civili pendenti, passate nell’ultimo triennio, da 6 a 3,5 milioni», così come la «consolidazione» del Processo civile telematico nel nostro Paese rappresentano alcuni fronti nei quali la categoria forense ha mostrato d’esser una «risorsa fondamentale». Dopo questa premessa ha posto l’accento sull’«imponente processo di proletarizzazione dei professionisti». Il ddl è «incentrato sulla tutela del professionista contro le clausole vessatorie» imposte da clienti cosiddetti «forti». E «consentirà di tutelare adeguatamente la dignità professionale degli avvocati».