Estendere l’equo compenso anche alle società tra avvocati

ItaliaOggi – – MICHELE DAMIANI

Estendere l’equo compenso alle società tra avvocati e comprendere gli enti pubblici tra i clienti forti, ovvero tra i soggetti che devono corrispondere un giusto pagamento verso il professionista.
Sono questi alcuni dei rilievi presentati ieri durante l’audizione in Commissione giustizia alla Camera, dove si è discusso del ddl sull’equo compenso approvato lo scorso 7 agosto in Consiglio dei ministri. All’audizione hanno preso parte il Consiglio nazionale forense (Cnf) e l’organismo congressuale forense (Ocf). Inizia così l’iter parlamentare del disegno di legge (atto 4631) la cui assegnazione alla commissione giustizia avverrà nella prima seduta utile della prossima settimana. Entrambi gli enti condividono la ratio della norma, auspicando una sua approvazione entro la fine della legislatura; ma non mancano rilievi sollevati dai due organismi, che propongono una serie di soluzioni al riguardo.
Secondo Andrea Mascherin, presidente del Cnf, la norma potrebbe essere migliorata ma va dato grande valore ai disegni di legge presentati sull’argomento. «Visto i tempi della legislatura, è necessario appoggiare con convinzione il ddl governativo rispetto a quelli già presentati in Parlamento, in quanto a primo impatto di più veloce approvazione», le parole di Mascherin in commissione. «Il ddl Beretta relativo allo stesso argomento, ad esempio, è più esteso, dato che non prevede l’esclusione degli enti pubblici, ma rischierebbe di rallentare il percorso e veder sfumare l’approvazione. Si dovrebbe, a nostro avviso, procedere con la versione governativa per poi intervenire sugli enti pubblici nella prossima legislatura. Non si tratta di accontentarsi, ma di essere ragionevoli».
Anche per Antonio Rosa, presidente Ocf, il ddl presenta lacune su cui sarebbe necessario intervenire. Innanzitutto, il disegno di legge dovrebbe essere coordinato con la recente legge «concorrenza» (124/2017) che introduce la possibilità di costituire società tra avvocati con la presenza di soci di capitale. Secondo l’Ofc «è necessario che la normativa sull’equo compenso estenda, in maniera esplicita e chiara, la previsione di nullità delle convenzioni anche ai contratti stipulati con le società di avvocati». Da evitare la possibilità di definire non vessatorie alcune clausole contrattuali semplicemente con la loro comunicazione preventiva, in fase di stipula del contratto. Condiviso il riferimento agli enti pubblici. L’organismo ha redatto, inoltre, un documento che analizza la situazione sui compensi degli avvocati in Europa, in particolare lo scenario tedesco e quello spagnolo. In Germania è previsto un sistema di tariffe obbligatorie ma viene riconosciuta autonomia alle parti nella determinazione del compenso dell’avvocato, che può raggiungere accordi sul compenso e disattendere le tariffe fissate per legge. Tuttavia, gli accordi non possono prevedere corrispettivi inferiori alle tariffe legali, mentre è consentito pattuire tariffe superiori. In Spagna, la tariffa è fissata con atto del Governo, ed è prevista la possibilità di derogare ai minimi tariffari sino al 12% in più o in meno di quanto previsto nelle tariffe.