Fallimenti, braccio di ferro Tesoro-Giustizia

Il Sole 24 Ore, di Giovanni Negri – Braccio di ferro Tesoro-Giustizia sulla revisione della Legge fallimentare. Con la tentazione da parte del Tesoro di un colpo di mano nel segno della restaurazione e la Giustizia a tenere il punto a difesa delle riforme di pochi mesi fa. La bozza di decreto legge in materia bancaria si arricchirà di un nuovo capitolo, intitolato ai fallimenti e al collegato recupero dei crediti. Enunciato il titolo, che accoglie una necessità espressa ricorrentemente dagli operatori, quella di una ulteriore modernizzazione delle procedure fallimentari, restano da precisare i contenuti.
Una bozza di articolato circolata nei giorni scorsi, oggetto di uno scambio tra i due ministeri interessati, vedeva in campo due ipotesi a loro modo “massimaliste”, entrambe all’insegna del ritorno al passato: venivano cioè cancellati due dei cardini della riforma del concordato preventivo introdotta l’estate scorsa, la previsione di una percentuale minima (il 20%) di soddisfazione dei creditori chirografari e la cancellazione del principio del silenzio assenso. Due misure fortemente appoggiate da Confindustria all’insegna di un ritorno alla serietà dei piani di concordato e della necessità di tutelare i creditori commerciali e non solo quelli finanziari.
L’intervento promosso dal Mef avrebbe comportato un nuovo spostamento del baricentro della Legge fallimentare a vantaggio dei grandi creditori e, segnatamente, degli istituti di credito. La tentazione rimasta in piedi fino a ieri sera è poi stata accantonata dopo un incontro degli uffici legislativi dei due ministeri. Il ripensamento è stato dettato da uno scrupolo e da una preoccupazione. Lo scrupolo: meglio evitare di andare a toccare norme che ancora devono essere misurate negli effetti dopo pochi mesi di applicazione; la preoccupazione: la revisione per mano del Governo di misure introdotte dal Parlamento avrebbe di certo comportato forti tensioni interne allo stesso Pd (tanto per dire, il responsabile giustizia del partito democratico David Ermini ne fu tra i maggiori sponsor).
Nel corpo del decreto legge verrà comunque innestato un pacchetto di disposizioni in materia fallimentare, in parte di nuovo conio, in parte traghettate dal testo della riforma complessiva della Legge fallimentare messa a punto dalla commissione Rordorf (anch’essa probabilmente inserita all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di venerdì).
In particolare potrebbe trovare posto un’inedita procedura di mediazione volontaria per il superamento della crisi (anche se il testo Rordorf prevede una procedura di allerta centrata sull’organismo di mediazione previsto per le crisi da sovraindebitamento del consumatore e del piccolo imprenditore). La procedura, ancora in discussione ieri sera, prevede la possibilità per l’imprenditore che non è ancora precipitato in situazione di insolvenza di chiedere all’autorità giudiziaria la nomina di un mediatore che agisca, con ampi margini di manovra, per facilitare un’intesa con i creditori. Durante la fase di trattativa il patrimonio del debitore potrebbe essere messo al riparo da azioni esecutive, un po’ come avviene per gli accordi di ristrutturazione dei debiti.
Nel testo del decreto legge troveranno poi posto misure di natura organizzativa. Innanzitutto il rafforzamento della specializzazione dei magistrati con contestuale adeguamento degli organici (dopo un’analisi dei carichi di lavoro), attribuendo alle sezioni specializzate in materia d’impresa la competenza per le procedure concorsuali delle grandi imprese, dei gruppi e di quelle in amministrazione straordinaria.
Ma novità dovrebbero riguardare anche i professionisti di supporto alla magistratura con l’istituzione di un Registro dei curatori, di cui il decreto preciserà i requisiti e il divieto di assunzione dell’incarico per chi non vi sarà iscritto.