Ferri: ripartire dalla 247/12

Italia Oggi, di Gabriele Ventura –

Per regolamentare le società tra avvocati bisogna ripartire dalla riforma forense. Ovvero dalla delega al governo contenuta nell’art. 5 della legge n. 247/2012, mai esercitata e scaduta il 2 agosto 2013. Perché l’art. 41 del ddl concorrenza, che apre gli studi legali al socio di capitale esterno, avrebbe come effetto principale l’incremento del contenzioso. Lo ha detto il sottosegretario alla giustizia, Cosimo Maria Ferri, intervenuto ieri alla tavola rotonda organizzata dall’Ordine degli avvocati di Milano dal titolo «Avvocati, società di professionisti e soci di capitale». Anche Massimo Mucchetti, presidente della commissione industria del senato (Pd) ha espresso diverse perplessità rispetto alla normativa in discussione al senato, che «è destinata a non funzionare». Alla tavola rotonda sono intervenuti anche Remo Danovi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Mario Napoli, presidente del Coa di Torino, Giovanni Lega, presidente dell’Associazione degli studi legali associati (Asla) e Andrea Mandelli, vicepresidente della commissione bilancio del senato (Fi) e presidente della Federazione dei farmacisti italiani. «Bisogna trovare un punto di equilibrio tra l’indipendenza professionale e la necessità di usufruire di nuove risorse da parte degli avvocati», ha detto Ferri, «la norma contenuta nel ddl concorrenza suscita perplessità sia dal punto di vista fiscale che previdenziale. La commissione giustizia darà un suo parere che tuteli effettivamente gli avvocati, poi in questa fase è chiaro che la competenza in materia di concorrenza spetta al ministero dello sviluppo economico. Credo sia opportuno, comunque, ripartire dalla legge forense». La proposta di riconsiderare la delega mai esercitata dal governo è stata lanciata da Danovi. «Non vogliamo soci investitori negli studi legali», ha detto, «deleghiamo il governo ad attuare la delega contenuta nell’art. 5 del nuovo ordinamento forense. L’avvocato con il socio di capitale esterno è infatti destinato a lavorare per remunerare il proprio finanziatore, che oltretutto rappresenta i poteri forti».