Fondi Ue anche ai professionisti

professioniVia libera ai fondi europei per i professionisti. La Commissione Ue ha presentato ufficialmente il piano in base al quale, nel quadro delle politiche per la crescita, gli iscritti agli Ordini diventano destinatari dei fondi comunitari, al pari delle Pmi. «Fino al 2020 – spiega Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione – sono disponibili 2,3 miliardi del programma Cosme, finalizzato a migliorare la competitività delle Pmi, e 80 miliardi di Orizzonte 2020, per finanziare innovazione e ricerca».
Maria Carla De Cesari u pagina 39
BRUXELLES. Dal nostro inviato
«Per la prima volta la Commissione europea adotta un piano per i liberi professionisti nel quadro delle politiche per la crescita». Antonio Tajani, vice presidente della Commissione europea, annuncia la scelta politica di Bruxelles parlando a un gruppo di giornalisti italiani nel suo ufficio, nel palazzo Berlaymont, a fianco dei rappresentanti dei professionisti: Marina Calderone (Ordini), Andrea Camporese (Casse previdenziali), Gaetano Stella (Confprofessioni). Sembra passato un secolo da quando l’Europa e Bruxelles costituivano, per i professionisti, il giudice d’accusa per le regole corporative e la scarsa concorrenza nel settore. Ora la Commissione «riconosce le potenzialità imprenditoriali delle libere professioni» che diventano a tutti gli effetti destinatarie, al pari delle imprese, dei fondi comunitari. «Fino al 2020 – spiega Tajani – ci sono 2,3 miliardi del programma Cosme, finalizzato a migliorare la competitività delle piccole e medie imprese, e 80 miliardi di Orizzonte 2020, per finanziare l’innovazione e la ricerca».
Il piano finanziario si coniugherà con altre due azioni: la semplificazione della normativa relativa alle professioni, attraverso il coinvolgimento delle organizzazioni di settore; interventi per la formazione dei professionisti in modo da rendere più efficiente l’organizzazione degli studi e l’offerta dei servizi.
La corretta interpretazione della Commissione sulla possibilità dei professionisti di concorrere ai fondi europei nasce dalla riflessione avviata ormai un anno fa sulla necessità di sostenere il tessuto produttivo dell’Unione. In Europa le imprese di liberi professionisti – ha detto Tajani – sono circa 4 milioni, cui sono legati 11 milioni di addetti. Il giro d’affari è di circa 560 miliardi. Una realtà notevole che – secondo Tajani – deve contribuire a rilanciare la crescita.
D’altra parte – come hanno ammesso Camporese e Stella, due dei protagonisti italiani nel dialogo tra Commissione e professionisti – la crisi economica ha indotto le rappresentanze di categoria a ricercare nuovi strumenti per il supporto degli studi, per agevolare l’accesso al credito ma anche per favorire un’organizzazione più competitiva. Così nessuno è sobbalzato di fronte alle premesse della svolta voluta da Tajani: i professionisti sono veri e propri imprenditori, dunque rientrano a pieno titolo tra quanti possono concorrere per ottenere i fondi comunitari. «Questa assimilazione – per Camporese – va al di là della qualificazione giuridica delle libere professioni nel nostro Paese. L’importante è ora vigilare perché il piano europeo sia ben recepito nelle Regioni. In concreto i bandi non devono essere discriminatori, escludendo nei fatti i liberi professionisti magari con il requisito di iscrizione alla Camera di commercio».
Marina Calderone, presidente del Cup che riunisce gran parte degli Ordini, incassa le misure per agevolare l’accesso al credito, che possono ridare respiro a molti studi soprattutto dei più giovani. «I liberi professionisti continuano a essere, nel sistema italiano, una qualificazione giuridica distinta dalle imprese. Per questo è importante che i bandi e le agevolazioni siano indirizzati esplicitamente anche ai liberi professionisti».
Stella mette l’accento su un aspetto particolare della rivoluzione partita da Bruxelles: l’Europa aiuterà i professionisti a migliorare la loro preparazione, per rendere più efficienti i loro studi e implementare servizi competitivi».

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