Giudici-lumaca sotto schiaffo

Italia Oggi, di Claudia Morelli –

Nel triennio 2012-2014, il 43% delle azioni disciplinari promosse dal ministero della giustizia nei confronti dei magistrati ha riguardato l’incolpazione «ritardo nel deposito di provvedimenti». Nel 20142016, sono stati ispezionati 212 uffi ci giudiziari, con 7.068 magistrati togati e 3.144 onorari interessati di cui, rispettivamente, 1.159 e 614 responsabili di «ritardi» nel deposito delle sentenze, se pur non tutti disciplinarmente rilevanti. Il resoconto dell’attività svolta dall’Ispettorato del Ministero della Giustizia è stato presentato ieri dal ministro della giustizia Andrea Orlando, dal capo gabinetto Giovanni Melillo, e dal capo dell’Ispettorato generale Elisabetta Cesqui. Il dicastero decide dunque l’operazione trasparenza sull’attività di ispezione condotta presso gli uffi ci giudiziari (tribunali, procure, uffici Unep). E per la prima volta presenta in conferenza stampa i dati dell’ultimo triennio. Le ispezioni, promosse per iniziativa propria o sulla base di esposti di cittadini, mirano a verificare la correttezza dell’operato all’interno degli uffici giudiziari, eventuali disorganizzazioni e responsabilità disciplinari dei magistrati, irregolarità segnalate, la produttività degli uffici, l’entità e la tempestività del lavoro dei singoli magistrati. È escluso il merito dei provvedimenti giudiziari. All’esito dell’ispezione vengono formulate prescrizioni e raccomandazioni o se del caso anche azioni disciplinari nei confronti dei magistrati, su cui deve esprimersi il Consiglio superiore della magistratura. Sempre secondo i dati dell’ultimo triennio il numero di esposti è stato di 1990, ai quali si è dato corso con attività ispettiva nel 95% dei casi. Dalle tabelle del ministero si ricava che nel 2014 l’Ispettorato ha avanzato 52 proposte di azioni disciplinari per 84 magistrati, 59 nel 2015 per 100 magistrati e 46 nel 2016 (fi no a settembre) per 70 magistrati. Molte delle procedure riguardano il ritardo nel deposito delle sentenze (46% nel 2015, 20% nel 2016). Le sentenze di condanna disciplinare del Csm sono state 106. Molto più numerose in realtà le proposte di archiviazione (1318). Il significato della inedita operazione trasparenza, nelle intenzioni destinata a diventare permanente, è stato spiegato dal guardasigilli: «Due le ragioni: far sapere ai cittadini che c’è chi «controlla il controllore» sfatando la rappresentazione di una magistratura che procede in modo arbitrario; e recuperare la funzione dell’ispettorato in una dimensione di supporto alla migliore organizzazione degli uffici superando la visione di routine burocratica e quella di pressione sui giudici. Non c’è comparto della pubblica amministrazione e nessuna altra giurisdizione dello Stato nei quali l’attività di verifica e controllo sia così imponente». Questi dati contribuiranno (è l’auspicio) a un dibattito informato sul funzionamento della giurisdizione e alla adozione di delibere del Csm più motivate anche con riguardo alla nomina dei magistrati in incarichi direttivi. Anche se il ministro non lo ha detto, l’impressione che il ministero si voglia riappropriare simbolicamente di una prerogativa ordinamentale anche per contribuire a sfatare «falsi alibi» è confermata dalla sottile polemica nei confronti della magistratura associata: «spesso sulle riforme assistiamo a reazioni sproporzionate, di denuncia di attentati all’autonomia dei magistrati. Il tempo poi si incarica di valutare la congruità di quei rilievi», ha sottolineato Orlando con riferimento alle obiezioni formulate alla recente riforma della responsabilità disciplinare dei magistrati.