GIUSTIZIA; A.N.F.: STUPISCE PRONUNCIA DEL TAR LAZIO SU COMPENSI DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE. CNF ENTE PUBBLICO SENZA CONTROLLO, MEMBRI LIBERI DI ASSEGNARSI COSPICUI COMPENSI. LARGA PARTE DELLA CATEGORIA IN SOFFERENZA ECONOMICA, MINISTRO SILENTE SU QUESTIONE CHE INDIGNA

“L’Associazione Nazionale Forense prende atto delle pronunce di oggi con cui il TAR Lazio ha rigettato, per difetto di interesse, i ricorsi delle sue sedi Bari e Bergamo avverso il regolamento con cui il Consiglio Nazionale Forense ha “liquidato” compensi a favore dei suoi stessi componenti che lo hanno adottato. Compensi, vale la pena ricordare,  che vanno da un minimo di 50mila euro per vicepresidente e tesoriere, a un massimo di 90mila euro per il presidente, passando per i 70mila del segretario, a cui vanno aggiunti i rimborsi delle spese. Mentre ai consiglieri “semplici” sono riconosciuti 650 euro per ogni seduta (amministrativa o giurisdizionale), sempre al netto delle spese rimborsate”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini.

“Stupisce – continua Pansini –  che in Italia via sia un ente pubblico non economico, peraltro rappresentante istituzionale dell’Avvocatura, che non è soggetto ad alcun tipo di controllo e/o rendiconto. Oggi, per quanto discutibile sia l’affermazione dei giudici amministrativi secondo cui con il regolamento impugnato non vi sarebbe un aggravio di spese per la classe forense, il Consiglio Nazionale Forense può assumere qualsiasi iniziativa a favore dei suoi componenti senza che il suo operato possa essere valutato e giudicato; non a caso, infatti, il bilancio preventivo del 2017 del CNF non è stato ancora pubblicato e reso noto nonostante i precisi obblighi sulla trasparenza cui l’ente è tenuto”.

“Vi è da chiedersi in realtà – aggiunge Pansini –  se da una pronuncia di accoglimento sarebbero emersi profili di responsabilità penale. Spiace purtroppo constatare che il Ministro della Giustizia  non assolve agli obblighi previsti dalla legge ordinamentale forense,  e il suo silenzio sulla vicenda e, più in generale, sulla separazione dei poteri in seno al CNF, necessaria e più volte ribadita invece per quanto riguarda il CSM, lascia sbigottiti”.

“Non c’è da stupirsi quindi se, stando ai rapporti CENSIS sull’Avvocatura, gli avvocati italiani, di cui una larga parte è in sofferenza economica, non si sentono per nulla rappresentati dalle istituzioni. L’auspicio è che il Consiglio di Stato possa ritenere meritevoli di accoglimento le censure e le ragioni dei ricorrenti, riconoscendo il loro interesse ad agire nei confronti del Consiglio Nazionale Forense” – conclude Pansini.

 

Roma 12 aprile 2017

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