Giustizia, cause civili in calo Quelle societarie giù del 5%



Il Sole 24 Ore – Giovanni Negri

Sarà pure un paradosso, come ha sottolineato ieri il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ma è evidente una sconnessione sentimentale tra quanto affermano di vivere i cittadini che si avvicinano agli uffici giudiziari e la realtà dei dati. Nella sua prima relazione annuale sull’amministrazione della giustizia Bonafede ha voluto sottolinearlo anche con una certa enfasi: abbiamo magistrati e avvocati, ha affermato, che rappresentano delle eccellenze internazionali, ma i cittadini non si fidano affatto del servizio giustizia. A testimoniarlo il dato Istat per cui 7 cittadini su 10 ne mettono in evidenza l’inadeguatezza a garantire la tutela dei diritti individuali.

E però i numeri, soprattutto quelli della giustizia civile, continuano a segnalare miglioramenti, con una riduzione delle cause pendenti nell’ultimo anno pari al -3,1% ed un totale di fascicoli giacenti di circa 3 milioni 460mila. il che dovrebbe permettere un taglio dei tempi di durata delle controversie sempre più accentuato. In dettaglio, al 31 dicembre 2018 le iscrizioni annuali per tutti i gradi di giudizio sono pari a 3.215.989, le definizioni a 3.329.674 e le pendenze a 3.460.764, cioè 112.106 cause in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.

Presso i Tribunali ordinari la diminuzione della pendenza è pari al -4,6%, con un calo dei procedimenti pendenti per il contenzioso ordinario (577.405 al 31 dicembre 2018 rispetto a 600.156 al 31 dicembre 2017) ed ancor più forte per quello in materia commerciale (342.434 rispetto a 360.671), che comprende le cause relative a contratti e obbligazioni, diritto industriale e societario, legato alla diminuzione delle iscrizioni. In calo risultano anche le pendenze del settore lavoro e previdenza e i fallimenti (473.214 al 31 dicembre 2018 rispetto a 488.802 al 31 dicembre 2017). Calano le iscrizioni dei procedimenti esecutivi immobiliari, dei decreti ingiuntivi e degli altri procedimenti speciali.

Bonafede, che ha bollato i precedenti interventi sulla giustizia civile come «frettolosi ed episodici» («fumoso» invece l’intervento di Bonafede per la viceppresidente Pd del Senato Anna Rossomando) e ha ribadito forti perplessità sulla riforma della geografia giudiziaria «nella misura in cui si è venuta a creare una scopertura importante in luoghi territorialmente più periferici o comunque in zone in cui il presidio di legalità rimane fondamentale», ha annunciato al Parlamento che, entro la prima metà di febbraio verrà presentato in Consiglio dei ministri un disegno di legge con misure subito operative e altre affidate a una delega da esercitare entro giugno per la riforma del processo civile.

A farne da architrave un nuovo rito sommario, ibrido tra quello attuale e quello del lavoro, con deposito degli atti introduttivi solo digitale per tutte le cause di competenza del giudice unico. Tra pochi giorni invece arriverà un provvedimento per facilitare l’accesso al gratuito patrocinio.

Quanto al penale, il numero complessivo di procedimenti pendenti è diminuito del 4,79%, attestandosi a 2.845.999 procedimenti alla data del 30 settembre 2018, per effetto sia dell’aumento delle definizioni sia del calo delle pendenze. Nel 2017 i procedimenti prescritti sono stati 125.551, dei quali il 25,8 per cento in grado di appello, con un’incidenza del 9,4% sul totale dei procedimenti, in crescita rispetto al 2016 (era l’8,7% nel 2016).

Resta drammatica la situazione delle carceri, dopo l’accantonamento della riforma dell’ordinamento penitenziario. I detenuti presenti negli istituti penitenziari al 21 gennaio 2019 sono 59.947, a fronte di una capienza regolamentare di 50.569, con indice di sovraffollamento del 127 per cento. Sono poi 736 i detenuti (10 le donne) al regime del 41 bis.