GIUSTIZIA CIVILE; PANSINI (A.N.F.): COSE NON VANNO COSI’ BENE COME DICE MINISTRO ORLANDO. AUMENTANO LE CAUSE A RISCHIO “LEGGE PINTO”. STOP A “FAKE NEWS” SU DURATA PROCESSO PRIMO GRADO A 360 GIORNI E “FANTOMATICI” 5,2 MILIONI DI PROCEDIMENTI CIVILI

“Sullo stato della giustizia civile in Italia le cose non vanno così bene come il Governo, e in particolar modo il Ministro Orlando, ha raccontato. A parlare chiaro sono i dati sulla giustizia civile pubblicati recentemente sul sito del Ministero e che hanno ad oggetto il numero dei procedimenti pendenti al 30 giugno di quest’anno, ovvero il secondo trimestre 2017. Bene, le cause pendenti finali al 30 giugno sono si diminuite dell’ 1,1%, ma invece le cause a rischio “legge Pinto” sono aumentate ben del 4,9% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Meritevole è sicuramente la riduzione del debito, ma perché il cittadino e le istituzioni anche europee siano correttamente informati dello stato della giustizia civile in Italia non vanno sottaciuti gli aspetti legati al blocco degli indennizzi al primo gennaio 2016, al dimezzamento degli importi degli indennizzi per la durata irragionevole dei processi e alle forti limitazioni introdotte con la legge di stabilità per il 2016 per l’accesso alla legge Pinto con rimedi preventivi a carico della difesa senza che ad essi corrispondano obblighi del giudice ad evaderli”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini.

“Inoltre – continua Pansini –  bisogna dire basta alle fake news sulla durata dei processi in primo grado e sui fantomatici 5,2 milioni procedimenti civili che sono stati abbattuti. Nel primo caso infatti sono prive di riscontro, anche statistico, le recentissime affermazioni secondo le quali i tempi degli affari civili di primo grado sono stati ridotti a 360 giorni (durata risibile solo considerando i termini processuali di un procedimento civile); l’unica rilevazione statistica ministeriale risale al 2015 con una durata media di 844 giorni. Inoltre, dire che i procedimenti civili sono scesi da 5,2 milioni a 3,7 milioni equivale a non fornire una informazione corretta al cittadino. Sebbene i rapporti trimestrali indichino nel 2003 il primo anno a partire dal quale si è proceduto alla rilevazione delle cause pendenti, in realtà il primo censimento statistico è del 2014 e fa riferimento ai procedimenti civili pendenti nel 2013. Prima di allora non vi erano dati certi e il numero di 5,9 milioni di cause pendenti nel 2009, per utilizzare il termine adoperato nel rapporto ministeriale del 2015, era ingannevole: la migliore riclassificazione delle cause civili pendenti (considerando unicamente quelle nelle quali il giudice di pronuncia sulla lite tra due o più parti) ha portato, stando sempre ai rapporti ministeriali del 2014 e del 2015, ad una quantificazione corretta del numero della cause pari a meno di 4 milioni”.

“Quindi, se quattro anni fa, per effetto di una migliore riclassificazione dei procedimenti pendenti, le cause erano meno di 4 milioni e oggi sono 3.720mila – con l’aumento del contributo unificato, con i continui interventi sul processo civile, con l’istituto della mediazione e nonostante il processo civile telematico – il “bottino” non può ritenersi soddisfacente e sicuramente ci si aspettava molto di più rispetto a qualche slogan” – conclude il segretario di A.N.F..

LE STATISTICHE 2017 9 8 statistiche 2o trim 2017 (2)