GIUSTIZIA; PANSINI (ANF) A MINISTRO BONAFEDE: RISCHIO CONCRETO DI “FAR WEST” PER MIGLIAIA DI GIOVANI PRATICANTI AVVOCATI. SI PROROGHI ENTRATA IN VIGORE DEL NUOVO ESAME DI ABILITAZIONE FORENSE E DM SU CORSI OBBLIGATORI

“Il Ministro della Giustizia valuti l’opportunità di intervenire legislativamente per assicurare sia lo slittamento in avanti, quindi con un nuovo intervento sull’art. 49, del debutto dell’esame di abilitazione alla professione forense senza codici commentati in attesa che sia effettivamente assicurata a tutti l’effettiva fruibilità del propedeutico corso di formazione , sia la proroga del termine a partire dal quale dovrà trovare applicazione il DM 17/2018 sui corsi obbligatori. C’è il rischio concreto di di abbandonare i praticanti ad un “far west” di corsi obbligatori  di formazione a costi elevati. L’esame di abilitazione con le nuove prove scritte, al quale il tirocinante dovrebbe accedere con la preparazione che gli deriva anche dalla frequenza dei corsi obbligatori, non ancora istituiti, debutta il prossimo dicembre, e ad avviso di A.N.F., sono evidenti la disparità di trattamento riservata ai tirocinanti e l’incongruenza derivante da due diverse scansioni temporali applicate ad unico iter teorico-pratico che introduce all’esercizio della professione. Inoltre, è pendente, dinanzi al TAR Lazio, il giudizio di impugnazione avverso il DM n. 17 e l’auspicio è quello di una sua definizione, in primo grado, entro la fine dell’anno”.

Così il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, che nei giorni scorsi ha inviato al Ministro Bonafede una lettera per chiedere l’intervento del ministero sulle due questioni che coinvolgono una larga platea di giovani praticanti.

“Vi è la netta sensazione – continua Pansini – che molti ordini circondariali non siano in grado di organizzare per tempo i corsi che, obbligatoriamente, dovranno essere assicurati a tutti i nuovi iscritti a far data dal 1° ottobre prossimo; infatti, è sufficiente che i corsi inizino in minimo ritardo rispetto all’iscrizione nell’albo dei praticanti che subito sarebbe vanificata la portata dell’art. 41, secondo il quale la durata del tirocinio ha una durata diciotto mesi, con grave danno per il tirocinante. È possibile anche che alcuni circondariali, per differenze legate a dimensioni, capacità economica e realtà territoriale nella quale operano, non riescano addirittura ad organizzare i corsi obbligatori di formazione.

“A ciò si aggiunga che i soggetti terzi – rispetto ai consigli dell’ordine e alle scuole forensi – autorizzati dalla legge all’organizzazione di detti corsi, sono soggetti all’iter di accreditamento previsto dal citato DM del 2018 i cui tempi, in concreto, possono variare da ordine circondariale a ordine circondariale; questo – aggiunge Pansini –  porta con sé il serio rischio che non solo un ordine circondariale possa non riuscire ad organizzare un corso dalla frequenza obbligatoria ma, addirittura, che non possa riuscirci nemmeno uno dei soggetti terzi previsti dalla norma primaria, anche in questo caso con gravi ricadute sui tirocinanti e sulla loro scelta di vita professionale”.

“Infine, ad una sua prima lettura, lo schema di linee guida del Consiglio Nazionale Forense lascia intravedere un futuro in cui soltanto i grandi ordini circondariali, escludendo di fatto sia quelli più piccoli che le associazioni, potranno rivolgersi alle università per ottemperare all’obbligo posto a loro carico dalla legge. Confidiamo che il Ministro Bonafede colga  le evidenti contraddizioni e criticità di un sistema tirocinio-esame di abilitazione-accesso così delineato e le conseguenti ricadute negative sul futuro di migliaia di giovani praticanti e futuri colleghi” – conclude Pansini.