GIUSTIZIA; PANSINI (ANF) EMENDAMENTO M5S SULLA PRESCRIZIONE ANTICOSTITUZIONALE. INEFFICIENZA DEL SISTEMA GIUSTIZIA NON PUÒ RICADERE SOLO IN CAPO ALL’IMPUTATO. TUTTI I CITTADINI DEVONO CONTARE SU UGUALI DIRITTI E UGUALI GARANZIE

“Sull’annunciato emendamento al disegno di legge anticorruzione che congela il decorso della prescrizione all’altezza della sentenza di primo grado, di qualsiasi segno essa sia, non nascondiamo una forte preoccupazione, sia perchè l’inefficienza del “sistema giustizia” non può ricadere solo in capo all’imputato, sia perché è netta la sensazione che stia venendo meno l’idea di uno Stato fondato sulle più elementari regole di diritto. Tutti i cittadini nel processo penale, a prescindere dal loro status di accusato e accusatore, devono poter contare su uguali diritti e uguali garanzie senza che i primi possano stravolgere le seconde e viceversa”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini.

“Come abbiamo già avuto modo di dire a chi ha preceduto questo governo – continua Pansini – le inefficienze della giustizia non si risolvono con l’allungamento della prescrizione bensì con una riforma organica basata su principi chiari e condivisi, un serio programma di informatizzazione anche nel settore penale, una revisione in senso manageriale dell’organizzazione dei Tribunali e della magistratura onoraria, l’adozione di buone prassi e del procedimento penale telematico già dalla fase delle indagini preliminari la separazione della funzione giudicante da quella organizzativo – amministrativa degli uffici giudiziari, l’assegnazione degli incarichi direttivi sulla base del merito e della competenza e non dell’appartenenza alle correnti della magistratura associata”.

“Ricordiamo inoltre – aggiunge Pansini –  che una riforma della prescrizione è già in vigore da poco più di un anno e ancora non è stato possibile misurarne l’impatto, e che in caso giudizio di condanna espresso in primo grado, ferma il decorso per 18 mesi sino al verdetto di appello e per altrettanti mesi tra appello e Cassazione, in caso di condanna in secondo grado”.

“Criticammo questa riforma all’epoca, e l’emendamento annunciato sarebbe ancora più dannoso e smaccatamente anticostituzionale perché renderebbe i processi eterni dopo una sentenza di primo grado. Non ci sarebbe alcun interesse a celebrare in fretta il giudizio di appello, in cui peraltro quasi la metà delle sentenze viene riformata, lasciando così sulla ‘graticola’ gli imputati e violando il principio di ragionevole durata dei processi previsto dalla nostra Costituzione” – conclude Pansini.