GIUSTIZIA; PANSINI (ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE): PER ANALISI REALE DELLA GIUSTIZIA CIVILE SERVONO DATI PRECISI. STOP A STATISTICHE “GONFIATE”. ECCO I VERI DATI DA PRESENTARE ALL’EUROPA

“La giustizia civile in Italia non può e non deve essere un perenne terreno di scontro politico, perché non aiuta al Paese e non risolve i veri problemi del sistema, che esistono e che necessitano di diagnosi corrette e cure adeguate. Ma per averne un’esatta rappresentazione abbiamo bisogno di dati di riferimento e valutazione certi, sgombrando il campo da equivoci e da forzature. I numeri, oggi, ci consentono di affermare che nel corso di questa legislatura si è consumata un’informazione distorta, che si è caratterizzata più per la “paura” del numero dei procedimenti pendenti, senza spiegare che in essi, però, sono annoverati anche i decreti ingiuntivi, i procedimenti di volontaria giurisdizione diversi da quelli di competenza del giudice tutelare, le separazioni consensuali, le nomine di amministratori giudiziari di condominio, e per la conseguente necessità di continui interventi sul processo piuttosto che per la necessità di una valutazione di insieme delle risorse umane e finanziarie a disposizione, della natura dei procedimenti, dell’organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari. Ed è un peccato, perché il lavoro di rilevazione statistica è meritorio ma è di fatto vanificato se non compiutamente realizzato.

Pare opportuno evidenziare, ad esempio, che la riduzione delle pendenze nelle Corti di Appello rimarcata in questi giorni dalla stampa specializzata è da ascrivere altresì all’ingresso, viceversa taciuto, dei giudici ausiliari che si sono fatti carico della gestione e della definizione dell’arretrato e che l’assunzione di altri cinquanta ausiliari è stata prevista dalla legge di bilancio 2018 per far fronte al contenzioso tributario pendente in Cassazione. Evidentemente, più giudici sono necessari per il funzionamento della giustizia, così come sono necessari più operatori di cancelleria per i quali al Ministero di via Arenula va il plauso per aver portato a termine in tempi brevi un concorso dai numeri esorbitanti e per aver proceduto all’assunzione di coloro che sono risultati idonei. In quest’ultimo scorcio di legislatura, quindi, possiamo renderci conto che maggiori risorse, sia pure centellinate, sono in grado di incidere più dei continui interventi sulle regole processuali di questi anni, non tutti necessari e nonostante la domanda di giustizia sia stata frenata dagli importi del contributo unificato (si pensi, al processo amministrativo), dalla presenza degli strumenti alternativi in quasi tutte le aree del diritto, dai rimedi preventivi previsti della “legge Pinto” prossimamente, per fortuna, al vaglio della Corte Costituzionale”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini, in occasione della relazione del Ministro Orlando all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione.

“Dobbiamo ricordare che nei rapporti del Ministero della Giustizia del 2014, del 2015 e del 2016 – continua Pansini – il dato dei 4,5 milioni di procedimenti pendenti al 30 giugno 2014, rispetto ai 5,9/5,7/5,3/5,2 milioni sbandierati negativamente tra il 2007 e il 2013, è stato il frutto soprattutto di una migliore classificazione dei procedimenti pendenti, intendendosi per tali solo quelli in cui il giudice definisce con sentenza un lite tra due o più parti. Analizziamo il lasso di tempo che va dal 2014, per esempio, tenendo conto delle pendenze ‘vere’, depurate da quelle ‘false’. Ci riferiamo, innanzitutto, a queste ultime, a quel carico che ‘gonfia’ le statistiche: i decreti ingiuntivi, i procedimenti di volontaria giurisdizione diversi (la nomina di un arbitro o di un amministratore giudiziario di condominio) da quelli di competenza del giudice tutelare già esclusi dal computo, le separazioni consensuali, la “domanda drogata di giustizia”, ovvero le cause seriali previdenziali, oggi comprese nel calcolo complessivo, che vedono l’INPS detenere il triste primato di primo azionista dei tribunali civili d’Italia. Occorrerebbe dunque un dato depurato di tutto questo e confrontarlo con un dato del 2017 costruito con lo stesso criterio: solo così possiamo avere la rappresentazione reale dello stato della giustizia civile in Italia. Peraltro, già il rapporto Barbuto del 2015, proprio in relazione alla necessità di una necessaria migliore classificazione dei procedimenti pendenti, evidenziava che il numero dei 5,2 milioni di cause sbandierato negativamente nel 2013 era uno slogan ingannevole e la circostanza che dai 4,5 milioni del 2014 il numero delle cause civili sia sceso ai 3,0 del terzo trimestre del 2017 è dovuto a molteplici fattori, tra i quali, oltre al contributo unificato e alla capacità degli uffici giudiziari di definire il contenzioso, vi è quello del protrarsi ad oggi dell’opera di esatta classificazione della cause civili sulla scorta di una corretta nozione di ‘procedimento pendente’, di ‘falsa pendenza’, di ‘arretrato civile’ (procedimento a rischio legge Pinto”), di “domanda drogata di giustizia”.

“Per avere una rappresentazione plastica di questa situazione – aggiunge Pansini – prendiamo ad esempio il tribunale di Milano, dove i procedimenti al 30 settembre 2017 sono 52.515 di cui 6.176 relativi ai procedimenti sommari (in essi compresi anche i decreti ingiuntivi), 1.510 ai procedimenti di volontaria giurisdizione (in essi, quelli, per esempio, per la nomina di un arbitro) e 457 ai procedimenti di previdenza e assistenza (in essi, le cause seriali); o il tribunale di Roma dove sono 126.914 di cui 4.389 relativi ai procedimenti sommari, 3.361 ai procedimenti di volontaria giurisdizione e 4.908 ai procedimenti di previdenza e assistenza. Sicuramente, stralciando dai numeri complessivi quelli relativi ai decreti ingiuntivi, ai procedimenti seriali e a quelli di volontaria giurisdizione, avremmo numeri tali da non dover gridare allo scandalo e avremmo una rappresentazione dello stato della giustizia civile in Italia affidabile, da rilanciare in Europa e tale da generare nel cittadino, e non solo nelle imprese, un sentimento di fiducia e consapevolezza circa il reale funzionamento del sistema giustizia nel nostro paese” – conclude Pansini.