GIUSTIZIA; PANSINI(ANF) : IPOCRITA IL PROGETTO DELL’AVVOCATO NELLA COSTITUZIONE

L’avvocato nella Costituzione è il progetto che coniuga contraddizioni e ipocrisie dell’avvocatura.
E’ il progetto del Consiglio nazionale forense, organo non eletto democraticamente, che racchiude in sé i poteri legislativo, esecutivo e giurisdizionale, che vuole l’avvocato nella costituzione. E che vuole nella costituzione anche sé stesso per legittimare una legge professionale (L. 247/12) che ha come unico obiettivo, nonostante le numerose falle smascherate dal giudice amministrativo e dalla sua applicazione, il neo corporativismo della professione.
il neo corporativismo passa attraverso l’accesso e i corsi obbligatori per il tirocinio professionale ed è portato avanti da un sistema, quello ordinistico, che ha prodotto solo fallimenti e che oggi vuole ergersi a salvatore della professione: il fallimento dell’aggiornamento, della formazione, del disciplinare, dell’accesso. E passa poi per le specializzazioni, la scuola per i cassazionisti e la più assoluta autoreferanzialità.
dal congresso di Catania non mi aspetto nulla. assisteremo alla lettura delle mozioni sull’avvocato nella costituzione così come è avvenuto a rimini per le ADR, mozioni allora necessarie per poterle citare nel lavoro della commissione Alpa che serviva per legittimare la definitiva obbligatorietà della mediazione e degli altri strumenti alternativi. Per l’avvocato nella costituzione sarà più difficile.
Il congresso sarà numericamente limitato nella sua composizione, controllato dagli ordini che dovranno contemporaneamente dedicarsi al rinnovo dell’OCF che, obiettivamente, in questi due anni non ha fatto nulla e che nell’ultima assemblea ha dichiarato di non potersi occupare degli avvocati giovani che lavorano negli studi come “comparsisti” o in regime di “mono-committenza” perché il tema è troppo difficile e che è meglio vedere cosa fanno gli altri e regolarsi di conseguenza.
Il panorama associativo soffre dell’ingerenza del consiglio nazionale forense e dell’esistenza di un comitato delle associazioni specialistiche e giovanili da questi costituito (con un’unica esclusione) per le specializzazioni che di fatto ha annullato ogni possibile sussulto di iniziativa per l’avvocatura, abbagliato dal bene futuro dei corsi e della medaglia di specialista che garantirà ruoli, interlocuzioni privilegiate e molti euro.
L’avvocatura intanto va avanti. quella dei grandi studi se ne infischia della legge professionale e dei suoi orpelli e corollari. quella operosa che non opera nelle law firms soffre dinanzi a tante limitazioni e limiti posti dalla legge professionale e dai suoi guardiani, ma fortunatamente resiste. quella lamentosa dimentica dolosamente che l’accesso alla professione non è sinonimo di garanza di reddito e clientela e che l’assistenzialismo forense danneggia tutti.
all’avvocato in costituzione preferisco l’avvocato in evoluzione, capace di coniugare giurisdizione e aggregazione, innovazione e specializzazione, libertà e deontologia, diritto ed economia, responsabilità e coraggio.
alla professione servirebbe una scossa, un 4 marzo, una profonda riforma innovatrice e di visione.
a catania, invece, celebreremo un congresso che forse non serve più e che non più ha senso, nemmeno nella sua definizione, ipocrita come lo sarebbe l’avvocato “antidemocratico” nella costituzione.