GIUSTIZIA; PERIFANO(SEGRETARIO ANF) AL CONGRESSO DI VENEZIA: O LA CATEGORIA INVERTE LA ROTTA O SI CONDANNA A IRRILEVANZA. GOVERNANCE AVVOCATURA E’ VECCHIA:SI PENALIZZANO GIOVANI E DONNE

“Con la riforma dell’avvocatura era stato promesso alla categoria che avrebbe potuto riscattarsi da una situazione difficile nella quale , complici i poteri forti di questo Paese, era precipitata.
Oggi, a distanza di due anni, tutto questo ancora non accade, mentre continua un certo declino della categoria, che passa, in maniera non del tutto impropria, per essere una delle categorie professionali piu’ conservatrici di questo Paese.
Mentre le altre professioni contano su forme di organizzazione associative e societarie, anche interprofessionali, che le rendono competitive sul mercato, è l’avvocatura stessa con le proprie istituzioni ad imporsi regole rigide.
E’ giunto il momento di invertire la rotta, diversamente l’avvocatura si condanna da sola alla irrilevanza sociale, politica ed economica per i prossimi venti anni almeno”.
Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense nel suo intervento al XXXII Congresso nazionale forense di Venezia.

“Non ha senso , nel 2014, continuare ad impedire agli avvocati di costituire societa’ , anche e soprattutto, interprofessionali,per l’esercizio dell’attivita’ forense, quando la stessa Riforma all’art.4 prevede la possibilita’ di associarsi con altri professionisti.
Non ha senso condannare gli avvocati ad una dimensione artigianale, ormai non piu’ competitiva , che infine mette concretamente in pericolo anche la possibilita’ di accedere a quelle risorse che , per la prima volta, la Comunita’ Europea destina alle professioni.
Questo e’ un momento straordinario, e occorrono misure straordinarie per superarlo.
E’ giunto il momento di affrontare con chiarezza e una volta per tutte lo scottante problema dei cd. sans papier, ovvero di quei avvocati che lavorano in regime di monocommittenza all’interno di studi legali , dipendenti di fatto ma non di diritto.
Purtroppo – aggiunge Perifano – quella dell’avvocatura è una governance vecchia, identica nei meccanismi di elezione, pensati per pochi, a quella che fu regolata nel’33. E oggi non e’ piu’ adatta ad interpretare le esigenze professionali di una categoria dai numeri cosi’ consistenti.
Anche i regolamenti di competenza del CNF non sembrano intercettare appieno il sentiment della maggioranza degli avvocati, se e’ vero che di alcuni di essi si lamentano i giovani (penalizzati tutti quelli iscritti dopo il 2004 dal regolamento per l’acquisizione del titolo di cassazionista) e le donne (che pur essendo la maggioranza dei nuovi iscritti almeno da 10 anni a questa parte sono state fortemente penalizzate ad esempio dalle regole sulla elezione dei CDD).
Occorrono riforme perche’ le cause sono troppe. E le cause sono troppe, perche’ gli avvocati sono troppi.
Non perche’ gli organici dei magistrati sono ridotti all’osso, non perche’ l’eta’ media dei dipendenti amministrativi supera i 50 anni, non perche’ le risorse e le energie pure presenti negli uffici si disperdono in mille rivoli che nessuno si prende la briga di organizzare.
Eppure sono stati gli avvocati a consentire che partisse regolarmente il PCT , accollandoci responsabilmente una serie di costi e di attivita’ che la macchina statale non sarebbe mai stata in grado di reggere, e sempre gli avvocati, stavolta assieme ai giudici, hanno subito 17 riforme del processo civile dagli anni 90 in avanti e ad aver avuto la capacita’ di applicarle”.

“Occorre cercare una soluzione, anche a costo di sopportare qualche sacrificio, sapendo che lo si deve fare nell’interesse di tutti gli avvocati e non solo di alcuni”- conclude Perifano.

Venezia 9 ottobre 2014