Gratuito patrocinio, incognita per i legali

Italia Oggi, di Gabriele Ventura –

Gratuito patrocinio a spese e a rischio dell’avvocato. Per l’ammissione all’istituto sempre più uffi ci giudiziari chiedono infatti documentazione extra rispetto all’ultima dichiarazione dei redditi. Il più delle volte, mentre il procedimento penale è in corso, con la conseguenza che l’avvocato scoprirà solo alla fi ne di aver prestato la propria opera gratuitamente, cioè a proprio rischio, e di dover pure compensare di tasca propria eventuali spese di consulenza. Non solo. Per l’attività di gratuito patrocinio i compensi liquidati dai giudici sono spesso al di sotto delle massime diminuzioni consentite dal decreto parametri, con attese di anni dalla richiesta di liquidazione. Ma ci sono anche casi in cui gli uffi ci giudiziari subordinano il provvedimento di liquidazione alla risposta dell’ufficio finanziario competente o dell’Agenzia delle entrate in merito alla sussistenza dei requisiti. Sono alcune delle criticità individuate da un’indagine svolta sul territorio dal Consiglio nazionale forense, che ha chiesto al ministero della giustizia di costituire un tavolo di lavoro in tema di patrocinio a spese dello stato. Queste le principali problematiche. L’ammissione al benefi cio – Il Cnf ha rilevato che alcuni uffi ci giudiziari hanno iniziato a chiedere documentazione attestante il reddito di anni precedenti, e non solo l’ultima dichiarazione, con l’unico effetto di ricavarne presunzioni da cui l’inammissibilità dell’istanza. Molti uffi ci, inoltre, «utilizzando formule di stile e facendo ricorso a mere presunzioni», osserva il Cnf, hanno iniziato a richiedere ulteriore documentazione su condizioni che esulano dal concetto di reddito riferite sia al richiedente sia ai familiari conviventi. Il più delle volte, emerge dall’indagine, tutto ciò avviene mentre il procedimento penale segue il suo corso, talora arrivando anche a conclusione, con il risultato che l’avvocato scoprirà solo alla fi ne di aver prestato la propria opera gratuitamente e, anzi, se si è avuta la necessità di nominare un consulente per assicurare una difesa effettiva e piena, di dover compensare quest’ultimo a proprie spese. Il trasferimento dell’onere economico sull’avvocato si verifi ca anche ogni volta che, a sua insaputa, l’assistito abbia taciuto l’esistenza di redditi incompatibili con l’ammissione all’istituto. Anziché recuperare le spese anticipate dall’erario dall’imputato, infatti, la revoca elimina del tutto la possibilità per il difensore di essere compensato. La liquidazione – L’indagine del Cnf rileva inoltre come quasi nessun organo giudiziario pronunci il decreto di liquidazione contestualmente al provvedimento che defi nisce il grado di giudizio. Inoltre, numerosi uffi ci giudiziari dichiarano improcedibili o inammissibili le istanze di liquidazione depositate dopo la conclusione del giudizio. Riguardo il pagamento, un parziale rimedio all’endemico ritardo dello stato, secondo il Cnf, risiede nell’istituto della compensazione. Ma, avendo escluso gli studi associati, la compensazione sarà solo parziale perché di norma le fatture vengono emesse dallo studio.