I notai aspettano la legge-fantasma timori per il raddoppio delle sedi

Massimiliano Di Pace, Repubblica Affari & Finanza –

Potrebbe raddoppiare il numero di notai, se prima o poi dovesse andare in porto il Ddl Concorrenza (AS 2085) nella sua attuale versione. Era l’ultima “stoccata” data ai notai dopo le precedenti liberalizzazioni, ma con la crisi il provvedimento potrebbe essere entrato in un binario morto. L’articolo 42 del disegno di legge (oggi in seconda lettura al Senato) prevede che ci sia un notaio ogni 5mila abitanti (invece dei 7mila attuali), un valore che è circa la metà di quello effettivo. Infatti, oggi vi sono 6.279 sedi notarili, per cui, con una popolazione di poco più di 60 milioni di abitanti, il rapporto è di circa 1 notaio ogni 10mila abitanti. Non solo, ma come ricordano dal Consiglio nazionale del notariato, circa 1.400 sedi notarili sono tuttora scoperte, essendo oggi i notai in servizio 4.819. A questi si dovrebbero aggiungere a breve altri 800 notai, essendo attivi due concorsi: uno da 300 posti, del quale si stanno facendo gli esami orali, e un altro da 500 posti, appena iniziato. Ma perché ci devono essere limitazioni numeriche per i notai, mentre non ve ne sono per altri professionisti come gli avvocati e i commercialisti? “A differenza di altre professioni, il notaio è un pubblico ufficiale – dichiara Salvatore Lombardo, presidente del Consiglio nazionale del notariato – la cui attività è sottoposta ogni due anni al controllo di ispettori del Ministero della giustizia, che ne verificano tutti gli atti. In secondo luogo, un’eccessiva concorrenza impedirebbe di assicurare una redditività adeguata all’attività, e dunque una qualità elevata del servizio, la cui importanza risulta evidente quando non è più il notaio ad occuparsi dell’atto. Lo dimostra la vicenda del passaggio di proprietà delle auto, che a seguito dell’esclusione dei notai, ha visto esplodere il fenomeno delle auto fantasma, ossia di auto di cui non si sa chi sia il proprietario effettivo”. Un altro vantaggio riconosciuto ai notai che il Ddl Concorrenza non intacca è l’esclusiva per gli atti immobiliari e societari. Si tratta di una circostanza difficile da giustificare, anche alla luce dei primi passi del processo di liberalizzazione (vedi articolo a fianco). Sul punto Lombardo fa notare che la redazione di un atto immobiliare e societario richiede competenze e specializzazione, che finora solo i notai hanno espresso: “Un atto immobiliare, che sembra molto semplice, richiede invece un’attenta ricostruzione dei passaggi di proprietà presso il registro immobiliare, così come un atto societario presuppone una attenta traduzione della volontà dei soci. D’altronde la qualità del lavoro dei notai italiani è riconosciuta a livello internazionale, come conferma sia il fatto che il modello italiano costituisce il riferimento in diversi paesi, sia la valutazione della Banca mondiale, che nel suo rapporto DoingBusiness 2017 ha posizionato l’Italia al 24° posto nel mondo per le modalità di registrazione della proprietà”. Certo è che, secondo i dati del Consiglio nazionale del notariato, in media il reddito lordo annuo di un notaio è elevato, superando i 200mila euro. Gli studi notarili occupano in media 6 dipendenti, ma non sempre le cose vanno così bene per tutti i notai, come fa notare Lombardo: “Oltre ad una riduzione complessiva del fatturato, quantificabile in un 20%, per effetto della crisi economica, sta crescendo la differenza reddituale tra i notai, tanto che oggi possiamo affermare che la metà dei notai ha un reddito lordo di circa 70mila euro. Questa situazione è provata anche dal fenomeno in crescita degli studi associati di notai, in quanto i giovani non hanno le risorse per gestire individualmente uno studio”. Un processo di liberalizzazione è invece avvenuto, come nelle altre professioni, sul piano delle tariffe. Bersani, con un suo provvedimento (legge 248/2006) aveva eliminato l’obbligatorietà delle tariffe minime, e poi Monti (legge 27/2012) le aveva del tutto abrogate. Ma non sembra che vi siano stati sensibili effetti per gli utenti, come segnala Maurilio D’Angelo, un legale di Adiconsum: “Le tariffe non sono affatto diminuite, perché non c’è molta concorrenza tra notai, e non ce ne è con altri professionisti per via dell’esclusiva. Quest’ultima, se può essere giustificata per alcuni atti complessi, diventa meno comprensibile per i passaggi di proprietà di nuovi immobili o per le modifiche statutarie, che potrebbero essere realizzate anche da altri professionisti”. Secondo Lombardo c’è stata una certa riduzione delle tariffe, ma è difficile quantificarla, e aggiunge: “Oggi un atto di acquisto di immobile costa tra lo 0,7 e l’1,2% del valore degli immobili, mentre la tariffa per un atto societario, come uno statuto di srl, dovrebbe situarsi tra i 1.000 e i 1.800 euro. Va detto però che i notai hanno costituito ben 90mila srl semplificate in modo assolutamente gratuito, come richiesto dalla legge, pur essendoci comunque una certa attività professionale per la redazione dell’atto”. Per Adiconsum, vi sono altre due questioni, che si sommano alla dimensione delle tariffe, ritenute eccessive: “Il Ddl concorrenza è un’occasione perduta, non solo perché mantiene integralmente l’esclusiva per i notai, ma anche perché non impone l’obbligo di preventivo, nel quale dovrebbero essere indicati i costi dei servizi di tecnici che effettuano visure e altre attività propedeutiche”.