Il nodo maggiore resta quello delle procedure

Il Sole 24 Ore, di Giovanni Negri –

I segnali di miglioramento ci sono e anche evidenti. Ma la strada da fare è ancora lunga e complicata. Perché a renderla più impervia c’è l’intreccio di una pluralità di ostacoli, oltretutto di natura diversa. I dati messi a punto dal Sole 24 Ore del lunedì mettono in evidenza alcuni elementi importanti. Innanzitutto la durata del contenzioso “puro” resta ancora assai elevata e lo stock di cause arretrate assai rilevante. Ma su questi elementi critici si innestano poi altri aspetti problematici che i dati hanno portato alla luce corroborando con i numeri le osservazioni che sempre più spesso anche autorevoli capi di uffici giudiziari stanno facendo nelle ultime settimane. Emerge infatti con una certa evidenza come, soprattutto in alcune sedi, il livello di scopertura degli organici, sia dei magistrati sia del personale amministrativo, vada oltre il livello di guardia. È certo vero quello che il ministro della Giustizia Andrea Orlando è andato sostenendo da un po’ di tempo a questa parte e cioè che le performances degli uffici non sono sempre direttamente collegate agli organici e che la bontà dei risultati è conseguenza anche delle abilità di chi è alla guida dell’ufficio. Ma è altrettanto vero che un organico a ranghi completi o comunque senza troppe scoperture toglie anche molti alibi. Di certo però i problemi di organico sono un dato reale con il quale fare i conti e hanno spinto il Csm un mese fa a scendere in campo con una delibera che ha acceso, se ce ne fosse stato bisogno, un faro su una situazione che in realtà ha origini antiche e soluzioni non definitive. Le origini sono antiche perché il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione è risalente e la spesa pubblica non è certo in una fase espansiva, anche questo non da oggi, ovvio. E questo impatta in maniera pesante sul personale amministrativo che invecchia, oltre che ridursi. Queste condizioni hanno conseguenze tanto più gravi se si tiene conto che uno dei cardini delle politiche della giustizia civile di questi anni è rappresentato dal processo telematico. Che è certo un passaggio importante, che sta dando risultati interessanti, ma che non può essere gestito sul campo da un personale di età via via sempre più avanzata. La modernizzazione della pubblica amministrazione passa anche di qui. Le soluzioni non sono definitive perché non viviamo nel volterriano migliore dei mondi possibili, dove tutti i vuoti in organico verrebbero colmati con concorsi straordinari a esaurimento. Bisogna invece fare i conti con le (scarse) risorse date e con i (limitati) strumenti alternativi. Buon esempio è dato dall’approvazione pochi giorni fa dell’avvio della procedura di assunzione per mille nuovi cancellieri che vanno a sommarsi ai circa 350 frutto delle procedure di mobilità. Un primo passo con il quale il Governoaffronta i problemi della giustizia anche in termini organizzativi. E, sempre su questo versante, si profila una cura d’urto per la Cassazione dopo l’allarme lanciato dai vertici. L’intervento dovrebbe passare per l’ingaggio di un “pacchetto di mischia” di consiglieri in pensione da utilizzare per abbattere l’arretrato tributario. A non essere abbandonata è però la strada più semplice per certi versi perché a costo zero delle modifiche alla procedura. Anche qui all’orizzonte, abbandonando le velleità di riscrittura dell’intero codice, ci sono misure urgenti sia sul rito ordinario sia sulla procedura davanti alla Cassazione.