Il processo civile punta sul negoziato

Il Sole 24 Ore – 

Un rito semplificato per la maggior parte delle cause. Un potenziamento della negoziazione assistita. Un ridimensionamento della conciliazione. Su questi tre pilastri si regge la riforma del processo civile che è ormai in dirittura d’arrivo con un disegno di legge di 14 articoli che a breve sarà messo in consultazione dal ministero della Giustizia. Un dossier a elevato tasso tecnico certo, ma anche di indubbio spessore per il sistema Italia, visto che alle condizioni della giustizia civile sempre più spesso guardano gli investitori stranieri. E tanto più significativo se abbinato a una riforma della disciplina della crisi d’impresa che si sta avviando al traguardo. Obiettivo non tanto il taglio delle cause, quanto piuttosto la riduzione dei tempi di decisione.

Tanto per dare un’idea delle conseguenze, già un anno fa l’allora maggioranza di centrosinistra provò a introdurre con un blitz nella manovra una drastica estensione di forme processuali accelerate, prevedendo che a tutte le controversie di competenza del giudice unico si dovesse applicare il rito sommario di cognizione. Con un drastico taglio dei tempi di decisione, visto che la durata media dei procedimenti sarebbe passata dagli 840 giorni del processo “classico” ai 385 di quello accelerato. Con effetti immediati su quella classifica Doing Business sulla lunghezza dei giudizi che rappresenta, piaccia o meno, un punto di riferimento internazionale, facendo passare l’Italia dalla 111esima posizione alla 42esima.

Oggi uno dei cardini è in buona sostanza analogo. Non si parla più di rito sommario di cognizione, già previsto nel Codice di procedura civile, ma di una forma “ibrida”, da riservare alle cause di minore complessità, in grado di coniugare alcuni aspetti del processo del lavoro con forme specifiche di contrazione dei tempi. Nel dettaglio, come già anticipato sul Sole 24 Ore del 2 novembre, si tratta di un modello che sarà applicato a tutte le cause, e sono la maggioranza, di competenza del giudice unico. La domanda sarà proposta con ricorso; saranno cancellate le udienze di semplice rinvio; tra deposito del ricorso e prima udienza non potranno passare più di 120 giorni; il giudice avrà autonomi poteri istruttori sulle questioni che considera rilevanti; si cancellerà ogni formalismo privo di utilità per il contraddittorio: la sentenza potrà essere emessa anche al termine dell’udienza.

Il progetto Bonafede punta a un recupero di risorse anche attraverso una riduzione del numero dei casi in cui la causa deve essere trattata da un collegio di giudici e non più da un giudice unico. Previsto anche un inasprimento delle sanzioni economiche che dovranno pagare le parti che agiscono o resistono in giudizio con dolo o colpa grave. Rafforzata la parte istruttoria con sanzioni amministrative e processuali per il mancato rispetto dell’ordine di esibizione.

Se il rito semplificato potrà essere di dubbia digestione da parte degli avvocati, più favorevolmente è prevedibile che sarà accolta l’estensione del perimetro della negoziazione assistita, una procedura interamente gestita dai legali delle parti, che si può concludere senza passare per l’aula di tribunale. La negoziazione infatti si allargherà sia alle cause di lavoro sia a quelle che hanno per oggetto il pagamento di una somma di denaro, con il limite di 50.000 euro.

Cambia assetto anche la mediazione. Già il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede aveva annunciato di volerla sottoporre a un test di efficacia. Che oggi si riflette nella scelta del disegno di legge di abbandonare la mediazione in materia sanitaria: su questa decisione pesa sicuramente il fatto che molto spesso le asl, controparte naturale in questo tipo di controversie, sono assai restìe a trovare un accordo con esborso economico, temendo la possibile contestazione di una responsabilità erariale. Alla mediazione saranno poi sottratte sia le controversie in materia bancaria e assicurativa che, quanto a tentativo di soluzione stragiudiziale passeranno rispettivamente sotto la competenza dell’arbitro bancario e della Consob.