Il processo civile taglia i tempi, non le cause: più poteri al giudice

Il Sole 24 Ore – 

Un taglio ai tempi del processo civile. Da raggiungere soprattutto con l’applicazione di una procedura semplificata che si applicherà a tutte le cause, e sono la stragrande maggioranza, di competenza del giudice unico. È questo il cardine della bozza di riforma del processo civile che il ministero della Giustizia ha messo a punto e che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare.

Nel progetto c’è la volontà di ridurre la durata delle cause, senza però che questo abbia un effetto immediato di diminuzione delle stesse. In questo senso si è già espresso più volte il ministro Alfonso Bonafede, sottolineando che la diminuzione delle controversie può essere anche segnale negativo, di denegata giustizia per i cittadini.

In sintesi, il nuovo rito, ibrido tra quello del lavoro e forme di accentuata flessibilità, scommette su un ruolo di maggior peso del giudice nel governare la lite, con l’eliminazione di ogni formalismo, la contrazione dei tempi, il divieto di udienze di solo rinvio, la possibilità di decidere già in udienza. Previste sanzioni per le parti che non si presentano personalmente al tentativo di conciliazione che il giudice è chiamato a fare prima del contenzioso vero e proprio.

Non meno cause. Ma decise in tempi più stretti. Lo strumento? Una procedura semplificata, mix tra processo del lavoro e flessibilità del rito da applicare a tutte le controversie di competenza del giudice unico (e sono la grande maggioranza). È questo il perno attorno al quale ruota la riforma del processo civile che il ministero della Giustizia ha in cantiere.

La bozza, ancora soggetta a possibili cambiamenti che anticipiamo, scommette in maniera evidente su contrazione dei tempi di decisione, dove il punto riferimento sul piano quantitativo può essere la durata media dei procedimenti civili introdotti con l’attuale rito sommario di cognizione, che è di 385 giorni, contro una durata media dei procedimenti introdotti davanti al tribunale con rito ordinario pari a 840 giorni.

Di un intervento per applicare alla giustizia civile forme accelerate di soluzione si discute in realtà da anni: un’estensione del rito sommario di cognizione era prevista nella delega, poi mai approvata, messa in campo nella passata legislatura. Circa un anno fa, nell’ambito della manovra, venne tentato un blitz con un emendamento sponsorizzato dal ministero della Giustizia che estendeva la forma semplificata a tutte le case di competenza del giudice unico, ma la proposta venne poi ritirata dopo poche ore per l’insurrezione di avvocati e magistrati. Oggi se ne torna a parlare, ed è prevedibile che la reazione degli avvocati soprattutto possa essere analoga. Nel dettaglio, nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica la domanda è proposta con ricorso, nel quale, tra l’altro, i fatti devono essere esposti in maniera chiara e completa, tale da facilitare l’ammissione o la negazione da parte del convenuto; deve poi contenere l’indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti che l’attore intende utilizzare.

Il giudice entro cinque giorni fissa con decreto l’udienza di comparizione personale delle parti. Tra il giorno del deposito del ricorso e l’udienza non devono passare più di 120 giorni. Il ricorso, insieme al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato al convenuto almeno 60 giorni prima della data prevista per la sua costituzione. Il convenuto deve costituirsi non oltre 20 giorni prima dell’udienza mediante deposito in cancelleria della comparsa di risposta.

Alla prima udienza, il ricorrente deve, a pena di decadenza, proporre le domande e le eccezioni non rilevabili d’ufficio che sono conseguenza delle eccezioni del convenuto. Entro la stessa udienza le parti possono precisare o modificare le domande e le eccezioni già proposte. «Omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio», il giudice adotta i provvedimenti necessari, concedendo termini perentori per l’integrazione delle relative istanze istruttorie; i termini possono avere durata inferiore a un mese. Alla prima udienza le parti devono comparire personalmente. Alla stessa udienza il giudice interroga liberamente le parti e procede al tentativo di conciliazione. In caso di mancata comparizione personale o di mancata risposta senza giustificato motivo, il giudice può condannare la parte ad una pena pecuniaria non inferiore a 100 euro e non superiore a mille euro. Il giudice chiede ai difensori delle parti, sulla base dei fatti allegati, i chiarimenti necessari e indica le questioni delle quali ritiene opportuna la trattazione. Può disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova. Vietate le udienze di solo rinvio.

Esaurita l’istruttoria, il giudice sente i difensori circa le modalità di decisione della causa più adeguate alla natura e alla complessità della stessa. Se non ritiene di invitare le parti alla precisazione delle conclusioni e alla discussione orale nella stessa udienza, fissa altra udienza per la discussione orale, concedendo alle parti termine perentorio non superiore a 30 giorni prima dell’udienza di rinvio per il deposito di sintetiche note difensive con anche le conclusioni finali; al termine della discussione pronuncia la sentenza, dando lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione, oppure se ne riserva un successivo deposito entro 30 giorni.