Il taglio delle ferie non allunga i tempi delle sentenze

Il Sole 24 Ore – 

Il taglio alle ferie dei magistrati non giustifica uno slittamento dei termini per la redazione delle sentenze. Le Sezioni unite penali della Corte di cassazione, con la sentenza 42361 depositata ieri, escludono che la sospensione feriale, concessa alle parti, possa riguardare anchei giudici. La rispostaè in linea con l’orientamento già espresso dalle Sezioni unite, con la sentenza Giacomini (7478/1996), adottata per sciogliere un contrasto sempre in occasione di una prima riduzione del periodo di ferie dei magistrati(da 60 giorni a 45). Secondo il principio allora affermato,e consolidato nel tempo, la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale doveva essere considerata non operativa per il deposito della motivazione della sentenza. Principio che, secondo la sezione remittente (ordinanza 13843\ 2017), meritava di essere rivisto alla luce della legge 132/2014 con la quale le ferie delle toghe sono passate da 45 giornia 30, in maniera «sensibile e incongrua». Una valutazione “imposta” anche dalla giurisprudenza della Corte di giustizia e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Carta di NIzza) che hanno riconosciuto il diritto sociale fondamentale alle ferie annuali retribuite. Per il giudice nazionale era dunque necessaria una nuova verifica dell’interpretazione della disciplina tesaa garantirne l’effettività senza indebite compressioni. La decisione dalle Sezioni unite non va però nella direzione indicata e auspicata dalla sezione remittente. Con la sentenza di ieri, il Supremo collegio chiarisce, infatti, che la soluzione per rendere effettivo il diritto alla fruibilità delle ferie non sta nel sospendere la redazione delle sentenze nel periodo feriale, ma si trova nell’articolo 16, comma 4 della legge 132/2014 che impone di prevedere «misure organizzative con carattere di normazione secondaria». Il diritto alle ferie dei magistrati non può essere contrapposto ai diritti fondamentali dipendenti dal processo penale: dalla libertà personale dell’imputato alla ragionevole durata del processo. Il processo civilee quello amministrativo ­ precisano i giudici ­ restano poco sensibili al tema non essendo per questi previste immediate conseguenze in caso di mancato rispetto del termine in questione. Il Consiglio superiore della magistratura è già intervenuto per dettare misure organizzative per orientare i magistrati nella programmazione delle ferie. Varie le mosse dell’organo di autogoverno dei giudici per garantire sia il godimento del riposo sia l’attività richiesta: dalla possibilità di chiedere al dirigente di essere richiamato in servizio per gli atti urgenti, ai cosiddetti periodi di “distacco” e di “rientro”, da un maggiore controllo sull’approvazione delle tabelle feriali adottate dai singoli uffici giudiziari alla modifica del parametro della “diligenza” che impone di considerare se la scadenza del termine cade nel periodo feriale.