In Cassazione necessaria chiarezza e semplicità

Il Sole 24 Ore, di Francesco Falcone –

Contro la sentenza della Commissione tributaria regionale può essere proposto ricorso per Cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1 a 5 dell’articolo 360 del Codice di procedura civile. Infatti al ricorso per Cassazione, ed al relativo procedimento, si applicano le norme dettate dal codice in quanto compatibili con quelle del Dlgs 546/92 che disciplina il processo tributario. I contenuti del ricorso I contenuti essenziali del ricorso sono individuati dall’articolo 366 del Cpc e sono: l’indicazione delle parti e del domicilio; l’indicazione della sentenza o della decisione impugnata; l’esposizione sommaria dei fatti della causa; l’indicazione della procura; l’indicazione dei motivi di ricorso e delle norme di diritto nonché la specifica indicazione degli atti processuali e dei documenti sui quali il ricorso si fonda. E proprio l’individuazione degli atti processuali e dei documenti sui quali il ricorso si fonda rappresenta una delle questioni più spinose poste all’attenzione dell’avvocato cassazionista. In Cassazione non è possibile per il contribuente stare in giudizio da solo, ma è necessaria la presenza dell’avvocato iscritto all’albo speciale dei cassazionisti a prescindere dal valore della causa. Al cassazionista viene chiesta professionalità maggiore che consiste nel sapere scrivere bene (nella forma e nella sostanza) un ricorso solido che possa resistere al rating di sostenibilità/ammissibilità. Significa inserire nel ricorso indicazioni sempre più precise e puntuali per permettere al giudice di arrivare alla decisione solo leggendo il ricorso e senza dovere ripercorrere a ritroso tutti gli atti dei gradi precedenti in maniera tale da soddisfare il cosiddetto principio di «autosufficienza» (protocollo d’intesa del 17 dicembre 2015 siglato da Corte di cassazione e Cnf). Scrivere bene il ricorso significa superare il cosiddetto “filtro” che serve a intercettare i ricorsi inammissibili perché il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa; altro motivo di inammissibilità ricorre quando la censura relativa alla violazione dei principi regolatori del giusto processo è manifestamente infondata. I termini di impugnazione Anche per l’impugnazione delle sentenze della Ctr, così come abbiamo visto per la proposizione dell’atto di appello, ci sono due termini: il termine breve è di 60 giorni e decorre dalla data di notificazione della sentenza. Il termine lungo è di 6 mesi decorrenti dalla data di pubblicazione della sentenza. Per i giudizi instaurati in primo grado prima del 4 luglio 2009 il termine lungo di impugnazione è di un anno. Sia il termine breve che il lungo vanno calcolati tenendo conto della sospensione feriale (1-31 agosto). La Cassazione, con sentenza 25395/2014, ha i precisato che il ricorso per Cassazione contro le sentenze delle Commissioni tributarie va notificato nelle forme del Cpc (salvo il disposto della legge 53/1994 che prevede notifica del ricorso a mezzo Pec o per posta secondo modalità previste dalla legge 890/1982, ma previa autorizzazione del Consiglio dell’Ordine nel cui albo è iscritto l’avvocato notificante). Non si può notificare direttamente il ricorso all’ufficio portandolo al front-office né per l’amministrazione è possibile notificare il ricorso a mezzo dei propri messi speciali autorizzati, così come avviene nei gradi di merito né è possibile spedirlo con raccomandata a/r senza busta, come avviene per i gradi di merito. La presentazione del ricorso Una volta notificato, il ricorso deve essere depositato (anche mediante l’invio per posta, in plico raccomandato al cancelliere della Corte di cassazione, articolo 134 disposizioni di attuazione Cpc) nella cancelleria della Corte di cassazione, a pena di improcedibilità, nel termine di 20 giorni dall’ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto. Pena l’improcedibilità deve essere depositata insieme al ricorso anche una copia autentica della sentenza impugnata (o quella notificata) e insieme al ricorso va depositata anche l’istanza di trasmissione del fascicolo in Cassazione depositata presso la cancelleria della Ctr.

I tre passaggi

LA SEZIONE FILTRO

La sezione filtro fa un esame preliminare dei ricorsi per intercettare quelli inammissibili e quelli manifestamente fondati o infondati. In queste ipotesi la sezione filtro decide in camera di consiglio e, su proposta del relatore, il presidente fissa con decreto l’adunanza indicando se è stata ravvisata un’ipotesi di inammissibilità, manifesta fondatezza o infondatezza. Il decreto va notificato almeno 20 giorni prima ai difensori delle parti che possono presentare memorie non oltre 5 giorni prima. Se la sezione filtro non ravvisa queste ipotesi rimette gli atti alla sezione semplice

CAMERA DI CONSIGLIO

La legge di conversione del Dl 168/2016 ha generalizzato, e quindi ha aumentato, i casi in cui la Cassazione decide in Camera di consiglio con procedura semplificata che si conclude con il deposito di una ordinanza e non di una sentenza come avviene nel caso di decisione in pubblica udienza. In particolare, la fissazione della trattazione in camera di consiglio, dinanzi alla sezione semplice, va comunicata agli avvocati delle parti almeno 40 giorni prima e le parti possono presentare memorie non oltre 10 giorni prima dell’udienza. In camera di consiglio la Cassazione decide senza l’intervento delle parti e del pubblico ministero

LA PUBBLICA UDIENZA

Due le ipotesi in cui la Cassazione decide in pubblica udienza emettendo una sentenza: quando la trattazione in pubblica udienza è resa opportuna dalla particolare rilevanza della questione di diritto; quando la sezione filtro ritenga che non ricorrano le ipotesi previste dall’articolo 375 Cpc (inammissibilità e/o manifesta infondatezza o fondatezza) e rimette la causa alla pubblica udienza della sezione semplice. In pubblica udienza è stato invertito l’ordine delle discussioni: il pubblico ministero, ora, parlerà prima delle parti, mentre prima concludeva la discussione