Intercettazione, mandato decisivo

Il Sole 24 Ore – 

Via libera all’utilizzo dell’intercettazione del colloquio con un avvocato se non esiste un mandato per la difesa. La Cassazione (24451) respinge il ricorso con il quale si eccepiva la violazione del diritto di difesa per l’uso di una conversazione tra l’imputato e l’avvocato. Una “chiacchierata” che la Corte d’Appello aveva considerato amichevole e non professionale. Alla base della decisione c’erano due considerazioni. L’assenza di un mandato e di un’iscrizione nel registro degli indagati del ricorrente. La Cassazione ricorda che il divieto di intercettare le conversazioni o le comunicazioni dei difensori, non si estende a tutti colloqui di questi solo in virtù della qualifica, ma solo alle conversazioni che riguardano la funzione esercitata. La ratio dell’articolo 103 del Codice di rito penale va, infatti, individuata nel diritto di difesa. La Suprema corte, in un precedente (sentenza 26323/2014) che riguardava l’intercettazione di una telefonata tra un indagato e un avvocato, legati da un rapporto di amicizia, ha chiesto ai giudici di merito di fare una serie di verifiche. E dunque di valutare se quanto detto dall’indagato fosse finalizzato a ottenere consigli difensivi professionalio si trattasse di confidenze fatte ad un amico e se le risposte del legale potessero essere considerate pareri professionali o solo affermazioni “consolatorie”. Nello specifico l’avvocato si era limitato a capire quale era il problemae ad indicare il nome di un collega.