Investimenti delle Casse, l’estero supera il «nazionale»

Il Sole 24 Ore – 

Le Casse di previdenza dei professionisti investono più all’estero che in Italia. È quanto emerge dal III Rapporto sugli investimenti degli enti di previdenza privati, curato dall’Adepp, che viene presentato oggi a Roma a Palazzo Wedekind. Il sorpasso è avvenuto nel 2016 e si è ulteriormente rafforzatonel 2017; in effetti dal 2013 al 2017 la quota di patrimonio investita in Italia è passata dal 50% nel 2013 al 40%, mentre sono passati dal 33 al 43% gli investimenti non domestici; in termini assoluti gli investimenti in Italia ammontano a 34,4 miliardi mentre quelli esteri a 36,97 miliardi.

«In questi anni – spiega Alberto Oliveti, presidente Adepp – si è ridotta la gestione diretta delle attività, scesa dal 42 al 37,9% nell’ultimo anno, ed è aumentata quella tramite Oicr e polizze assicurative; e le Oicr, rispetto a noi che siamo condizionati dal nostro essere italiani, sono più orientate al mercato internazionale. Comunque – prosegue Oliveti – il 57% del patrimonio delle Casse di previdenza dei professionisti rimane in Italia, il 40% sotto forma di investimenti e il restante 17% si divide tra liquidità, polizze assicurative e altre attività». Stiamo parlando di circa 85 miliardi di euro (valore al 31 dicembre 2017), e se la crescita registrata dal 2013 ad oggi – un aumento medio di 5 miliardi l’anno – si confermerà anche in futuro, nel 2020 il patrimonio degli enti di previdenza dei professionisti sfonderà il tetto dei 100 miliardi. L’aumento del patrimonio registrato al 31 dicembre del 2017 è dovuto – per 3,2 miliardi – al saldo positivo tra i contributi versati dagli iscritti e le prestazioni erogate, dall’altra – 2,1 miliardi – al rendimento degli investimenti che, al netto delle tasse, nell’ultimo hanno è stato del 2,6%. «Questi risultati – sottolinea Oliveti – dimostrano che ad investire siamo piuttosto bravi o molto fortunati»

Prosegue lo “smantellamento” del patrimonio immobiliare detenuto direttamente dalle Casse: ora è di 5,09 miliardi, era di 5,8 miliardi lo scorso anno e di 11,5 miliardi nel 2013. In cinque anni la percentuale di patrimonio investita direttamente in immobili è passata dal 16,7 al 6 per cento. Ma gli investimenti in immobili nel complesso – e quindi sommando immobili posseduti direttamente, fondi immobiliari e partecipazioni in società immobiliari – negli ultimi cinque anni non sono praticamente variati, erano pari a 19,5 miliardi nel 2013 e sono oggi 19,4 miliardi, in pratica la gestione diretta è stata trasferita alle Sgr. «La gestione diretta non è più redditizia – racconta Oliveti, portando ad esempio i risultati della Fondazione Enpam di cui è presidente – il rendimento lordo degli immobili Enpam è stato nel 2017 pari al 4,7%, un dato che si spiega perché gli immobili sono a bilancio a valore storico mentre gli affitti percepiti sono attualizzati, ma una volta tolti i costi di gestione, che oltre ad essere alti sono anche in aumento, e le tasse il rendimento diventa negativo ( – 0,27%). Se però si guarda al rendimento netto dei fondi Sgr questo è stato pari al 6,9%».

Il Rapporto Adepp prosegue e amplifica le tendenze già registrate nel biennio precedente e quindi un tendenziale aumento di azioni e obbligazioni (ma solo per quanto riguarda la componente obbligazionaria dei fondi mobiliari).