Italia ancora maglia nera per i processi lumaca

Il Sole 24 Ore – 

Nonostante i lievi miglioramenti degli ultimi anni, l’Italia continua a occupare le posizioni più alte della triste classifica dei processi lumaca. Il Rapporto biennale con cui la Commissione europea per la giustizia (Cepej) analizza e raffronta i dati di 45 Paesi non lascia dubbi: in campo civile e commerciale i processi sono durati di più solo in Grecia e in Bosnia-Erzegovina. Un progresso c’è stato poiché dal 2012 al 2016 si è passati da 590 a 514 giorni per il primo grado e da 1.161 a 993 per il secondo ma non è bastato e non ha coinvolto i procedimenti in Cassazione. Situazione simile nel penale dove, nel primo grado di giudizio, vantiamo la peggiore performance europea.

Castellaneta e Mazzei a pag. 7

Processi civili e penali fra i più lunghi d’Europa e numero di giudici di molto inferiore alla media. È questo, in sintesi, il quadro italiano che risulta dal settimo rapporto della Commissione europea per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa (Cepej).

Nonostante i progressi conseguiti soprattutto in campo civile, dove dal 2010 al 2016 (il periodo monitorato dai rapporti Cepej) l’arretrato è costantemente diminuito, la situazione dell’Italia è ancora molto pesante: nel 2016, la durata media in primo grado di un procedimento civile-commerciale è stata di 514 giorni, “superata” solo da Grecia (610) e Bosnia-Erzegovina (574). E anche nel penale, i miglioramenti non sono bastati a farci perdere il primato nella lunghezza dei procedimenti in primo grado.

La «capacità di produrre decisioni in tempi congrui e ragionevoli» era fra gli obiettivi previsti nelle linee programmatiche esposte in Parlamento dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, la scorsa settimana, ha annunciato la presenza nella Manovra di uno stanziamento di 500 milioni di euro per assumere magistrati, poliziotti e personale amministrativo e velocizzare i processi.

Il rapporto ha cadenza biennale e raccoglie i dati di 45 Stati membri del Consiglio d’Europa (non ci sono Liechtenstein e San Marino, ma hanno aderito Israele e Marocco). I dati forniti dagli Stati sono poi supervisionati e riassemblati dagli esperti del Cepej per pubblicare solo numeri comparabili.

I processi lenti

In campo civile e commerciale, solo in Grecia i processi durano più che in Italia. È vero che, nel nostro Paese, il trend è positivo e la capacità dei tribunali di “aggredire” l’arretrato ossia di chiudere, ogni anno, un numero di procedimenti superiore a quello delle iscrizioni, ha portato a una riduzione dei tempi, scesi (dal 2012 al 2016) da 590 a 514 giorni per il primo grado e da 1.161 a 993 per il secondo. Ma sono stati miglioramenti limitati che non hanno, inoltre, riguardato l’ultimo grado di giudizio (ossia la Cassazione) dove i tempi si sono allungati dai 1.316 giorni del 2014 ai 1.442 del 2016.

Il gap con gli altri Paesi è evidente se di guarda alla durata media: 233 giorni in primo grado (in Italia è più del doppio), 244 in secondo (nel nostro Paese è quasi il quadruplo) e 238 nell’ultimo (e qui sfioriamo il quintuplo).

Anche nel penale, pur migliorando un po’ la situazione, i processi in Italia con una durata media per il primo grado di 310 giorni (nel 2014 erano 386) sono i più lunghi d’Europa. Nel secondo grado invece, si arriva a 876 giorni (937 nel 2012) e veniamo battuti solo da Malta (1025 giorni). Ed è di nuovo la distanza con le medie (138 giorni in primo grado e 143 nel secondo) a rendere evidente la gravità della situazione. Dati decisamente più positivi per l’ultimo grado in cui i 191 giorni italiani sono molto più “vicini” alla media di 143.

Fondi e giudici

Questi dati vanno però letti anche alla luce del fatto che, per quanto riguarda il numero dei giudici togati, l’Italia è molto al di sotto della media che vede 22 magistrati per 100mila abitanti. Nel nostro Paese ce ne sono invece 11 (6.395 in termini assoluti). I giudici onorari sono 6 per 100mila abitanti (3.522 il dato complessivo), con la media complessiva di 94 (molti Paesi, però, non hanno fornito i dati).

Dopo la crisi del 2008, quasi tutti gli Stati hanno aumentato le risorse destinate alle spese di giustizia. La spesa per abitante in Italia è stata di 75 euro (72 nel 2014), al di sopra della media di 64,5 (in Italia, fra l’altro le somme destinate ai tribunali amministrativi è incluso in una voce di bilancio differente). Il budget più alto è stato stanziato dalla Svizzera con 214,8 euro.