La giustizia rischia di chiudere. Non per ferie

Corriere della Sera – Sette, di Luigi Ferrarella –

Carenza di cancellieri nei tribunali, difetti di notifiche agli imputati e ai loro avvocati nei processi: se c’è un modo sicuro per esporsi agli sbadigli della gente, è battere su questi due nodi della crisi di efficienza della giustizia. Perché chi si azzarda ad annotare che mancano in organico quasi 9 mila cancellieri in Italia, o prova a ricordare che in media (come verificato anni fa da un’ indagine a campione dei penalisti Ucpi con Eurispes) ogni giorno “saltano”da 9 a 12 processi e vengono rinviati per colpa di una notifica sbagliata o fuori tempo, rischia sempre di essere fatto passare come uno che recita la solita solfa o indugia al piagnisteo immobilista e corporativo. Poi, però, le cose succedono. E aprono gli occhi pure a chi ad esempio magari si annoia già alla sola parola “notifiche”, ma gli tocca poi risvegliarsi di colpo quando il processo per disastro ambientale all’Ilva di Taranto (47 imputati, più di 100 avvocati, migliaia di potenziali parti civili) dopo quasi un anno ancora non si schioda dai nastri di partenza in Corte d’Assise. Prima perché un difetto di notifica a uno degli imputati ha causato la falsa partenza all’iniziale udienza, poi perché a dicembre 2015 la mancata indicazione sul verbale d’udienza del cognome dell’avvocato chiamato il 24 luglio 2015 a sostituire gli assenti difensori d’ufficio di 11 degli imputati ha imposto lo stop del giudizio e il suo azzeramento, con perdita dell’attività svolta nell’ultimo anno, e il conseguente ritorno alla casella d’avvio dell’udienza preliminare da rifare. E infine, pochi giorni fa, un difetto di notifica a un imputato ha fatto rinviare di nuovo, stavolta al 14 giugno, l’inizio rinnovato del dibattimento in Assise. Da Taranto si può salire nella Milano città vetrina di Expo 2015, nel cui Tribunale bisogna azzeccare il giorno giusto se si ha bisogno di interloquire con l’Ufficio dei giudici delle indagini e delle udienze preliminari (Gip/Gup): perché dal 10 dicembre 2015 alcune di queste cancellerie vengono chiuse il martedì e il giovedì, e le altre restano aperte soltanto due ore alla mattina. Una complessiva chiusura parziale dettata dal fatto che «il normale funzionamento delle cancellerie non è più consentito dalla situazione del personale amministrativo», sceso in pochi anni da 125 a 75 cancellieri, con scoperture di quasi il 30% sul teorico organico, e con una media di appena 2,5 cancellieri per giudice contro un rapporto nazionale di quasi 4 (e punte addirittura di oltre 6 in alcune zone). piccolo spiraglio. Da almeno un anno e mezzo, cioè dall’estate 2014, il ministero della Giustizia rimarca quella che è in effetti un’inversione di tendenza rispetto a tanti anni e a molti precedenti governi, e cioè l’aver creato le premesse per permettere finalmente l’ingresso a livello nazionale di 1.032 unità di personale amministrativo, per lo più provenienti da dipendenti in mobilità da altre amministrazioni pubbliche (e quindi anche bisognose di tempo prima di prendere la mano con il nuovo delicato lavoro). Ma, a causa delle complicazioni pratico-burocratiche, soltanto adesso i 1.032 (tante volte riannunciati) nuovi arrivi stanno davvero prendendo servizio, con il risultato di non riuscire nemmeno tamponare nel frattempo il saldo negativo determinato dal fatto che in media in un anno vanno in pensione altri 500/700 cancellieri. Ma questi temi non scaldano le arene delle polemiche “alla moda”. Così come scarsamente popolari sono gli sforzi di magistrati e avvocati che nel campo invece della giustizia civile – da anni si sforzano di far funzionare, di più e meglio, ciò che già può essere migliorato con protocolli condivisi, buone pratiche esportate, e filosofie meno scontate. Un mondo poco conosciuto e che invece merita di essere esplorato, magari approfittando a Milano (proprio da oggi a domenica nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia www.milanosservatorio. it) della undicesima “Assemblea nazionale degli Osservatori” civili, dedicata stavolta ai legami tra “Diritti, interessi ed effettività di tutela”.