La mediazione perde 12mila domande nel 2016

Il Sole 24 Ore, di di V. Maglione e B. L. Mazzei

La mediazione rallenta il ritmo. Le procedure avviate lo scorso anno sono infatti state 183.977, circa 12mila in meno (il 6,2%) delle 196.247 iscritte nel corso del 2015. Sono calate, soprattutto, le mediazioni previste dalla legge (decreto legislativo 28/2010) come condizioni di procedibilità giudiziale, che sono passate dalle 151.469 del 2015 alle 138.127 del 2016. In lieve miglioramento l’esito delle procedure: nel 2016 il tasso di successo è stato dell’11,2%, contro il 10,1 del 2015. Numeri ancora molto bassi che scontano il fatto che in più della metà dei casi (il 50,4%) una delle parti non partecipa neanche al primo incontro illustrativo in cui viene spiegato come funziona l’iter.
Se invece si considera chi partecipa quanto meno a questo primo step la percentuale di successo sale al 23,9% nel 2016 (al 22,5% nel 2015). Numeri ancora più alti se si va oltre e si avvia davvero la procedura di mediazione: gli esiti positivi salgono al 43,6 per cento. È questa la fotografia scattata dai dati del ministero della Giustizia aggiornati al 31 dicembre 2016.
Un bilancio che arriva proprio mentre la mediazione e, in generale, le procedure di Adr (alternative dispute resolution) sono al centro di interventi legislativi. La riforma della responsabilità sanitaria, approvata martedì scorso dalla Camera, introduce, come alternativa all’obbligo di tentare la mediazione prima di andare in giudizio per il risarcimento per un errore medico, la possibilità di tentare la conciliazione di fronte a un consulente tecnico. E alcune delle proposte per allargare l’ambito d’azione di arbitrato e mediazione (in termini di materie e, per la mediazione, anche di tempo, dato che il periodo sperimentale dell’obbligatorietà termina a settembre), contenute nella relazione presentata dalla commissione presiedute da Guido Alpa, dovrebbero essere inserite come emendamenti nel disegno di legge delega di riforma del processo civile, all’esame della commissione Giustizia del Senato.

Ma perché le domande di mediazione sono in calo? La diminuzione delle procedure previste come condizione di procedibilità della domanda giudiziale non pare correlata a una riduzione del contenzioso civile. Infatti, se è vero che negli ultimi anni i nuovi procedimenti avviati in tribunale sono diminuiti in modo costante, tra il 2015 e il 2016 c’è stata un’inversione di tendenza e il numero delle nuove cause è risalito.

Le ragioni del calo delle domande di mediazione si possono cercare nei numeri “spacchettati” per materia. Il calo più consistente riguarda i contratti bancari: in questa materia le istanze di mediazione sono diminuite dalle 46.094 del 2015 alle 37.749 dell’anno scorso. La riduzione potrebbe essere provocata dalla scelta di affidarsi all’Abf, l’arbitro bancario e finanziario, sistema di risoluzione delle controversie specializzato che, come la mediazione, permette di assolvere la condizione di procedibilità giudiziale.

Scendono inoltre le domande di mediazione in materia di locazione, passate dalle 23.492 del 2015 alle 21.397 dell’anno scorso.

In futuro, peraltro, potrebbero calare anche le mediazioni in materia di risarcimento danni da responsabilità medica, ora che la riforma della responsabilità sanitaria ha previsto la conciliazione di fronte al consulente tecnico.

Al di là dei progetti di riforma, la vera spinta per far decollare i numeri della mediazione dovrebbe venire dalle procedure volontarie, che hanno tassi di successo molto più elevati della media: una su quattro va a buon fine.

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