La negoziazione assistita torna nelle cause di lavoro

Il Sole 24 Ore – 

A volte ritornano. Nella riforma del processo civile che a breve sarà messa in consultazione dal ministero della Giustizia con l’obiettivo di raccogliere tutte le indicazioni da parte degli operatori, prassi inedita per il procedimento di redazione dei testi normativi, sarà inserita anche la negoziazione assistita per le cause di lavoro. Una misura che potrebbe contribuire in maniera assai significativa, sottolinea il presidente Agi (l’Associazione dei giuslavoristi), Aldo Bottini, a irrobustire il circuito delle soluzioni stragiudiziali delle controversie in una materia assai delicata come quella del lavoro.

La decisione torna a mettere in campo un meccanismo, imperniato su una procedura integralmente gestita dagli avvocati destinata a concludersi con una convenzione da loro siglata con il punto di equilibrio raggiunto, che sta dando buoni risultati nel diritto di famiglia. Lo stesso ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, pure scettico rispetto alla conservazione di procedure conciliative in materie come gli incidenti stradali o le liti banche-clienti, ha dichiarato di volerci puntare in una prospettiva indirizzata non solo a ridurre il contenzioso.

Già la disciplina attuale delle cause di lavoro ammette una conciliazione, che però vede comunque protagonisti le organizzazioni sindacali di parte. La natura della negoziazione assistita, invece, ne esclude un ruolo diretto.

In realtà, poi, va ricordato che il nostro ordinamento giuridico ha già vissuto una breve fase di applicazione dell’istituto. Nell’autunno del 2014, nell’ambito di un più ampio intervento di riforma dei giudizi civili varato con decreto legge dall’allora ministro Andrea Orlando, venne introdotta la negoziazione assistita. Con un perimetro che comprendeva nella versione originaria anche il diritto del lavoro e che considerava la negoziazione come condizione di procedibilità nelle liti di valore fino a 50.000 euro.

Dopo soli 60 giorni di applicazione, però, in sede di conversione del decreto legge, fu proprio la materia del lavoro a essere esclusa. Pesarono, tra l’altro, le forti perplessità di Confindustria e dei sindacati sulla natura dei diritti coinvolti, sull’idoneità dello strumento a farli valere, e una redazione non chiarissima del decreto. Di fatto, però, la misura venne affossata e oggi invece ritorna di attualità. Lo stesso Bottini però, ampiamente favorevole allo strumento, mette in evidenza come la sua previsione “obbligatoria”, a titolo di condizione di procedibilità, potrebbe essere inutile: la spinta a un utilizzo assai significativo da parte degli avvocati è in un certo senso nella natura delle cose, visto che già ora una significativa quota delle cause di lavoro passa ,ed è risolta, dalla conciliazione.