L’aiuto spetta solo a chi non è autosufficiente


Il Sole 24 Ore – Antonino Porracciolo – Occorre un nuovo giudizio di merito con i “nuovi” criteri fissati dalla Cassazione per stabilire se sia corretta la sentenza d’appello che, applicando i “vecchi”, ha affermato il diritto all’assegno divorzile per uno degli ex coniugi. Lo afferma la Cassazione nella sentenza 11178, del 23 aprile.

Con pronuncia dell’aprile 2016 la Corte d’appello di Roma confermava la decisione di primo grado, che aveva posto a carico dell’ex marito l’onere di pagare al coniuge divorziato 400 euro a titolo di assegno divorzile. L’uomo ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando che i giudici si fossero limitati a comparare i redditi, senza verificare se l’ex moglie si trovasse nell’impossibilità oggettiva di procurarsi un proprio reddito.

La Cassazione ricorda che per quasi 30 anni la giurisprudenza aveva interpretato l’articolo 5, comma 6 della legge 898/1970 ritenendo che l’assegno divorzile dovesse consentire «all’avente diritto di mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva in costanza di matrimonio»; aggiunge che nel 2017 la Corte suprema, con la sentenza 11504, aveva modificato tale orientamento, negando l’assegno di divorzio in caso di autonomia economica del richiedente.

La questione era quindi stata rimessa alle Sezioni unite, che, con la sentenza 18287/2018, hanno affermato che il diritto all’assegno impone di accertare l’inadeguatezza dei mezzi del richiedente o comunque della sua impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive; e, se la verifica è positiva, l’assegno non va rapportato al precedente tenore di vita familiare né al parametro dell’autosufficienza economica, ma va quantificato in una misura idonea da garantire un reddito adeguato al contributo dato dal richiedente alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale.

Quali le conseguenze del mutamento interpretativo sui processi, non ancora definiti, che pendevano in Cassazione già prima della sentenza del 2018? Si deve decidere «sulla base del nuovo orientamento giurisprudenziale», giacché «il giudizio di cassazione ha ad oggetto non l’operato del giudice di merito, ma la conformità della decisione adottata all’ordinamento giuridico».

D’altra parte, l’applicazione della nuova regola giuridica può richiedere l’accertamento di fatti non trattati dalle parti. Come nel caso in esame, che aveva riconosciuto il diritto all’assegno divorzile solo sul rilievo che l’ex moglie non potesse conservare, con le proprie risorse, un tenore di vita analogo a quello tenuto in costanza di matrimonio.

Così gli ex coniugi sono state rimessi innanzi alla Corte di appello, che dovrà «provvedere a una nuova valutazione sulla spettanza, o meno, del diritto» all’assegno in questione. E alle parti, tenuto conto dei princìpi affermati dalla Sezioni unite, saranno consentite ulteriori allegazioni e nuove richieste di prova.