LE DECISIONI DEI GIUDICI AMMINISTRATIVI SUL REGOLAMENTO PER LE ELEZIONI FORENSI VANNO RISPETTATE, MA SE CI SARÀ UN INTERVENTO NORMATIVO QUESTO POTREBBE ESSERE L’OCCASIONE PER MIGLIORARE IL SISTEMA DI RAPPRESENTANZA DELL’INTERA AVVOCATURA

processo02Sicuramente apprezzabile è la volontà del Ministro di non procedere all’impugnazione delle sentenze del TAR dinanzi al Consiglio di Stato.

Tuttavia, è auspicabile che l’intervento ipotizzato dal Ministro nel corso dell’incontro del 6 luglio 2015 non prescinda dai principii espressi dai giudici amministrativi di primo grado, soluzione peraltro altresì suggerita da tutte le associazioni presenti all’incontro.

Peraltro, le sentenze del TAR evidenziano che l’unico aspetto che necessita di una regolamentazione è quello relativo alla tutela della rappresentanza di genere, mentre la tutela delle minoranze è assicurata dall’inequivocabile precetto normativo contenuto nel terzo comma dell’art. 28 della L. 247/12 e non richiede alcun intervento.

L’operato del Ministero non può che essere improntato al rispetto della legalità e delle sentenze rese dal TAR e non essere condizionato dal timore di possibili impugnazioni in caso di intervento sulla sola “rappresentanza di genere”; quindi, il Ministero, oggi, mostrando maturità e rispetto per l’intera Avvocatura e per chi ha ritenuto di dover far valere le basilari regole di un qualsiasi ordinamento democratico, deve intervenire solo laddove il TAR ha sollecitato la modifica del regolamento.

L’argomento necessita di estrema chiarezza: laddove si è votato e non vi sono state impugnazioni dei risultati, il procedimento elettorale deve ritenersi concluso e i risultati sono intangibili.

Chi ha invece impugnato i risultati dinanzi al CNF, anche a seguito di processi amministrativi intrapresi, ha diritto ad una decisione che tenga conto di quanto statuito dal TAR. Chi deve procedere con le operazioni di voto, dovrà tener conto delle modifiche apportate a seguito delle sentenze dei giudici amministrativi.

È impensabile ipotizzare un intervento, seppur normativo, che non tenga conto di ciò e che invece contribuisca a creare ulteriore confusione, o peggio ancora, a far sì che presso alcuni ordini si cristallizzino risultati ottenuti con le regole del DM 170/14 e presso altri si vada a votare con regole diverse per effetto dell’introduzione di una nuova norma primaria.

L’avvocatura merita molto di più di un semplice ed ennesimo “rattoppo”.

Se invece, poi, come ha dichiarato il Ministro, si intende riformare con norma primaria il sistema di rappresentanza dei COA, allora l’occasione può offrire lo spunto per una riforma dell’intero sistema di rappresentanza dell’Avvocatura, non limitato al mondo degli ordini circondariali, e delle altre criticità della legge professionale in tema di accesso, specializzazioni e formazione professionale continua, oggetto di una specifica mozione congressuale di Bari del 2012, rispetto alle quali proprio lo stesso Ministro Andrea Orlando aveva assicurato il suo impegno all’indomani del suo insediamento.

Siamo certi che il Ministro della Giustizia saprà operare nell’interesse di tutti gli Avvocati italiani con criteri improntati alla legalità e al rispetto delle regole.

Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini al termine dell’incontro col ministro Orlando.