Legale immune da responsabilità

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Niente responsabilità professionale dell’avvocato che sbaglia a notificare l’atto se – in ogni caso – il cliente non avrebbe vinto la causa: lo ha chiarito la Corte di Cassazione nell’ordinanza numero 29324 del 2017. Il caso sul quale sono intervenuti i giudici della III sezione civile aveva ad oggetto il ricorso che il cliente di un legale aveva mosso avverso la sentenza di secondo grado, non essendogli stato riconosciuto il diritto al risarcimento del danno derivante «dall’imperita esecuzione del mandato professionale»: il legale, infatti, aveva errato nel notificare il ricorso, indirizzandolo ad un destinatario in luogo di un altro e, di conseguenza, la domanda era stata dichiarata inammissibile. Più precisamente, nei fatti, era accaduto che il libero professionista, dopo aver ricevuto mandato dal ricorrente a impugnare dinnanzi al Tribunale amministrativo regionale un provvedimento amministrativo con il quale gli veniva sì riconosciuto un equo indennizzo per infermità derivante da causa di servizio, ma in misura inferiore rispetto a quella pretesa, notificava l’atto all’indirizzo sbagliato e, di conseguenza, si vedeva respingere la domanda. A seguito di ciò, lo stesso ricorrente chiedeva oltre alla revisione del quantum anche la condanna del libero professionista al risarcimento del danno «patito in conseguenza dell’imperita esecuzione del mandato professionale», danno che veniva quantizzato «in misura pari agli emolumenti che avrebbe ottenuto se, in caso di rituale introduzione del ricorso, questo fosse stato accolto». Tuttavia a parere del collegio giudicante sia nel primo che nel secondo motivo di censura l’uomo si era limitato «a sostenere mere tautologie come “credo quia credo”», con la conseguenza inevitabile che la sentenza di primo grado aveva negato che «un ipotetico ricorso al Tar, se ritualmente proposto, avrebbe potuto avere successo» ed inoltre che «se il ricorso al Tribunale amministrativo regionale fosse stato esaminato nel merito, esso sarebbe stato verosimilmente rigettato». Ha pertanto respinto le richieste e condannato il ricorrente non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.