Legittima difesa, si riparte da capo

Repubblica, di Liana Milella –

Rinvio sine die alla Camera, tra le proteste della Lega, per la nuova legge sulla legittima difesa. Per un caso, giusto nel giorno in cui, a Vicenza, la procura chiede di archiviare la nota inchiesta su Graziano Stacchio, il benzinaio di Ponte di Nanto che il 3 febbraio 2015 aveva sparato per difendere la commessa di una gioielleria, uccidendo uno dei banditi. Indagato per eccesso di legittima difesa, adesso Stacchio dice: «Mi aspettavo che la decisione arrivasse molto prima».
Il punto della nuova legge è proprio questo, fin dove si può spingere l’asticella dell’autodifesa, se la norma può indicare confini precisi per la vittima che si difende dal rapinatore e spara, o se l’ultima parola, come sostiene la Pd Ferranti, «spetta ai magistrati». I leghisti, firmatari della prima proposta di legge del febbraio 2015, proprio dopo il caso Stacchio, hanno una posizione estrema, «legittima difesa sempre, sarà il nostro muro di Berlino», come dicono Salvini, Zaia, Molteni, Calderoli. Si accoda Forza Italia.
Ma nella maggioranza è scontro, litigano Pd e i centristi di Alfano, e questo porta alla richiesta di rinvio fatte da Ncd. Dice da New York il Guardasigilli Orlando, lì per il meeting Onu sulla droga, che sulla legittima difesa «troveremo la quadra, come abbiamo sempre fatto, anche se si tratta di fare un po’ di fatica supplementare».
Ma stavolta «trovare la quadra» pare davvero difficile. Lo dimostra l’infuocata ora vissuta ieri alla Camera, nonostante la richiesta di rinvio sollecitata dal ministro della Famiglia Costa di Ncd fosse ormai nota. La discussione culmina con i leghisti che indossano sotto la giacca magliette con su scritto «la difesa è sempre legittima», duramente richiamati all’ordine dal vice presidente Pd Giachetti quando sventolano anche dei cartelli con il medesimo slogan. Il capogruppo Pd Rosato fa mostra di ottimismo, ma i tecnici dem della materia, il relatore Ermini, che ha scritto il testo in discussione contestato sia dai leghisti che da Costa, e la presidente Pd della commissione Giustizia Ferranti, sono attestati su un muro invalicabile, quello che «l’ultima parola spetta sempre ai magistrati». Dice Ferranti che «è pura miopia strumentalizzare la norma in chiave preelettorale, perché non potrà mai esistere una legge che consenta di sparare a una persona senza che poi il magistrato accerti la dinamica dei fatti». Ermini la pensa esattamente allo stesso modo e il suo testo, che infatti non modifica l’articolo del codice penale sulla legittima difesa (il 52), ma quello sull’errore (il 59), va considerato come il massimo compromesso possibile. Ovviamente il Pd deve fare i conti con il garantismo di chi, come Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone, scrive che «la legittima difesa non può scardinare la proporzionalità tra bene protetto e offeso, altrimenti è palesemente incostituzionale». Ma dopo un anno dal caso Stacchio alla politica adesso si chiedono decisioni e non più rinvii.