L’obbligo di iscrizione a Cassa Forense, previsto dalla nuova legge professionale, non crei “esodati” tra i giovani avvocatiì

Cassa-Forense

«La prima questione – spiega Perifano – è trovare i giusti accorgimenti affinché il pregresso versato dagli avvocati fino ora esclusi dalla copertura previdenziale professionale non vada perduto nella fase di travaso dalla gestione separata dell’Inps, nell’ambito del più rigoroso rispetto della quadratura dei conti. Su questo aspetto si innesta la necessità di affrontare il tema dei ricongiungimenti e delle totalizzazioni con i periodi lavorati presso altre casse, prevedendo se non la gratuità quantomeno che sia fatto tutto il possibile per facilitare la possibilità di ricondurre la posizione professionale ad un profilo unitario e coerente, e non già ad un mosaico discontinuo e frammentato».

«Si potrebbe applicare, dunque , ai nuovi iscritti – sottolinea il segretario Anf – lo stesso regime della gestione separata INPS, con l’obbiettivo di avere non due regimi definitivamente e per sempre separati, ma una fase transitoria che faciliti il percorso verso una sistemazione previdenziale ed assistenziale decorosa. Ma ogni scelta presuppone, tuttavia, la chiarezza dei conti e delle prospettive attuariali, che oggi non abbiamo ancora. E’ necessario, dunque, rivedersi quando i numeri saranno piu’ chiari».
«Tra gli avvocati italiani, da diversi anni, serpeggia grande preoccupazione per il proprio futuro, specie tra le generazioni più giovani: sarebbe autolesionistico mettere dei paletti di natura economica e previdenziali. Il rischio – conclude Perifano – è che l’avvocatura diventi un luogo dove i giovani avvocati saranno destinati a non avere cittadinanza, in linea con quanto accade nel resto del Paese: l’Italia, è noto, non è un Paese per giovani. “