L’unione a protezione dello stato di diritto


Il Sole 24 Ore – Marcello Clarich –  Da qualche tempo l’Unione europea ha acceso un faro sulle politiche pubbliche perseguite da alcuni Stati membri: l’erosione delle garanzie dello Stato di diritto. Alcuni segnali preoccupanti provengono infatti soprattutto dai Paesi dell’Europa dell’Est che sono entrati a far parte dell’Unione dopo la caduta del muro di Berlino.

Per contrastare il rischio di derive autoritarie la Commissione europea ha pubblicato il 3 aprile una Comunicazione tesa a rafforzare la rule of law all’interno dell’Unione europea (Com (2019) 163/final).

Il documento, che fa seguito ad altre iniziative anche del Parlamento europeo, ricorda anzitutto che l’Unione europea ha avviato due procedure di infrazione nei confronti della Polonia nel dicembre 2017 e contro l’Ungheria nel settembre 2018 per contestare alcune iniziative lesive dell’indipendenza della magistratura, cioè del primo presidio dello Stato di diritto. Da ultimo, proprio nelle settimane scorse, anche la Bulgaria è entrata nel mirino per motivi legati alla lotta alla corruzione.

La base normativa di queste procedure si trova nel Trattato sull’Unione europea che include nell’elenco dei valori fondanti lo Stato di diritto (articolo 2), accanto alla dignità umana, alla libertà, alla democrazia, all’eguaglianza, al rispetto dei diritti umani. In caso di “evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro” di questi valori, il Consiglio può promuovere a maggioranza qualificata un procedimento di contestazione. L’esito può essere la sospensione dei diritti riconosciuti dai Trattati allo Stato membro incluso il diritto di voto in seno al Consiglio. Quest’ultima costituisce, com’è stato detto, “un’opzione nucleare”.

Ma poiché questa opzione non può essere lo strumento ordinario per tutelare lo Stato di diritto, l’Unione europea si deve dotare di strumenti più modulati.

Da qui una serie di proposte messe in consultazione con gli Stati membri e con altri stakeholder per raccogliere suggerimenti da includere in un documento finale della Commissione da formalizzare entro giugno.

Una prima linea di azione è la promozione della rule of law anche attraverso un’opera di informazione del pubblico, di scambi di esperienze tra gli Stati membri, di elaborazione di standard minimi comuni. Una Commissione di esperti (la cosiddetta Venice Commission) ha già elaborato una griglia articolata di criteri che riguardano l’indipendenza della magistratura, le garanzie dei cittadini nei rapporti con gli apparati pubblici, le misure anticorruzione, ecc.

Un’altra linea di azione mira a rafforzare lo Stato di diritto attraverso il sistema dei check and balances nazionali costituiti, per esempio, dalla trasparenza dei processi decisionali, dalle politiche anticorruzione, dall’indipendenza dei media, dalla qualità della pubblica amministrazione. Anche qui l’Unione europea può fungere da supporto agli Stati membri sui quali ricade la responsabilità primaria di garantire la rule of law.

In caso di violazione dei principi dello Stato di diritto, l’Unione europea sta già sperimentando, ma deve ancora perfezionare, modalità di intervento anche di moral suasion (segnalazioni, ammonimenti, ecc.) da mettere in opera fin dai primi segnali di pericolo.

L’attivismo delle istituzioni non può essere vissuto come un’invasione di campo che lede le prerogative nazionali. Infatti, come chiarisce la Comunicazione, lo Stato di diritto ha almeno due funzioni: creare uno spirito di fiducia reciproca tra gli Stati e i propri cittadini, essenziale per il buon funzionamento delle società democratiche; rafforzare la solidarietà e la coesione tra gli Stati membri necessarie per lo sviluppo del mercato unico e per la crescita economica, entrambe rallentate in assenza di strumenti efficaci di tutela giurisdizionale e di lotta alla corruzione.

La Comunicazione rivolge a chi parteciperà alla consultazione una serie di interrogativi e di problemi sollecitando proposte. Sarebbe auspicabile che anche le nostre istituzioni, in una fase critica dei rapporti con l’Unione europea, offrissero il proprio contributo.