MANOVRA, GIUSTIZIA; PANSINI (ANF): RITO SOMMARIO, DA NON APPROVARE ENNESIMA E INUTILE RIFORMA SUL PROCESSO CIVILE CHE LEDE I DIRITTI DEL CITTADINO. LA VERITA’ SUI DATI E’ UNICO RIMEDIO PER LA TRASPARENZA, PERCHE’ IL PROCESSO FUNZIONA. PIUTTOSTO SI INTERVENGA SU PROCEDIMENTI A RISCHIO “LEGGE PINTO”.

“Fallito il blitz in sede di conversione del decreto fiscale, il Governo fa una nuova incursione sul testo della manovra finanziaria per l’ennesima e inutile riforma del codice di procedura civile. L’emendamento in discussione alla Commissione Bilancio del Senato con cui si vuole introdurre il rito sommario quale nuovo procedimento ordinario per la trattazione delle cause civili di competenza del giudice monocratico è poco sensato, oltre che lesivo dei diritti dei cittadini, perché è impensabile che non SI possano conoscere a priori le regole del processo e che questo possa essere regolato dalla discrezionalità del giudice”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini.

“Sarebbe di gran lunga più opportuno – continua Pansini –  riprendere la strada della semplificazione dei riti e della forma del ricorso per tutti gli atti introduttivi del processo,  in modo da rendere completamente integrato il processo telematico. Questo anche perché l’esperienza di questi anni ha dimostrato che, nel processo civile, il rito sommario che oggi conosciamo ha funzionato poco”.

“Poi il Governo – aggiunge Pansini –  pare dimenticarsi che il principale problema del processo civile, come testimoniato dalle statistiche trimestrali del Ministero di Giustizia, è dato dai procedimenti a rischio ‘legge Pinto’ pendenti dinanzi ai Tribunali, alle Corti d’Appello e alla Corte di Cassazione e che l’introduzione del rito sommario mira unicamente a confermare la tendenza non condivisibile ad una costante deformalizzazione del processo, così come è già avvenuto, per esempio, per le controversie sulla protezione internazionale”.

“Occorre rammentare alle nostre istituzioni e spiegare a quelle europee, dietro le quali oramai ci si nasconde per giustificare interventi legislativi dalla dubbia utilità e incidere maldestramente sulla durata del processo, che il codice di rito per la giustizia civile funziona, che è necessario organizzare il lavoro per la rapida definizione delle cause che si avviano a incorrere nella ‘legge Pinto’ e che nelle rilevazioni statistiche si deve tener unicamente dei procedimenti nei quali il giudice decide una controversia tra le parti, e non anche dell’emissione di un decreto ingiuntivo o di un’autorizzazione del giudice tutelare. Una sana operazione verità sui dati è l’unico strumento trasparente per consentire ai cittadini, alle imprese e agli operatori del diritto di conoscere il reale stato della giustizia in Italia e in tutti i paesi membri dell’Unione Europea” – conclude Pansini.