Nuove intercettazioni con difesa penalizzata

Il Sole 24 Ore – 

Assicurare la massima parità tra le parti. Rendere più incisivi i divieti con sanzioni. Si è aperto ieri il confronto sulla riforma della disciplina delle intercettazioni. Sul tavolo la bozza di dec r e t o m e s s a a p u n t o dall’ufficio legislativo del ministero della Giustizia, in esecuzione della delega contenuta nella legge sul processo penale in vigore da inizio agosto. Una semplice base di partenza, ha assicurato ieri mattina alle Camere penali il ministro della GiustiziaAndrea Orlando. Perchè le norme sono destinate a cambiare, anche sulla scia delle indi­ cazioni che arriveranno dal giro di incontri che oggi prosegue con l’Associazione nazionale magistrati. Le Camere penali hanno messo in evidenza alcuni dei punti critici dello schema, in particolare, per quanto riguarda le ipotesi di modifica dell’articolo 103 del Codice di procedura penale (quello sulle garanzie del difensore), hanno ricordato che non devono essere consentiti né l’intercettazione né l’ascolto delle conversazioni tra difensori e assistiti. In questo senso il decreto dovrà essere rafforzato. Ma il presidente Beniamino Migliucci trova poco convincenti anche altri parti. L’eccessiva area di discrezionalità lasciata alla polizia giudiziaria nella valutazione di ciò che deve essere trascritto nei brogliacci perchè rilevante da quello che invece deve essere omesso. «Non se ne capisco­ no bene i criteri ­ avverte Migliucci ­. È vero che un pubblico ministero diligente dovrebbe ascoltare tutte le conversazioni per farsene un’opinione, ma a volte questo potrebbe essere complicato». Ed è su questo punto che Migliucci mette in evidenza come una infrazione al divieto di trascrizione di quantoè irrilevante non è assistito da un’adeguata misura sanzionatoria, con il rischio di svuotare un po’ tutto l’impianto. Come pure robuste sono le perplessità sull’accesso e la gestione dell’archivio nel quale confluirà tutto il materiale oggetto di intercettazione. Forte rischia di essere la differenza di trattamento tra accusa e difesa in termini di modalità e tempi di accesso. E critiche sono arrivate ieri anche dal Csm, con l’intervento di Aldo Morgigni, togato di Autonomia e Indipendenza, la corrente che fa capo a Piercamillo Davigo. Poco da salvare nella riforma per Morgigni. Solo le misure che rendono più agevoli le intercettazioni nei procedimenti per corruzione, basteranno indizi «sufficienti» e non «gravi». Per il resto poco funziona: l’udienza filtro per selezionare il materiale rilevante rischia di appesantirei tempi dimenticandosi dei tempi ragionevoli di durata,i captatori informatici vengono sterilizzati e le indagini rischiano di essere rallentate. Uno dei punti più critici della bozza è quello che «vieta alla polizia giudiziaria di trascrivere le conversazioni», di cui va riportato solo il contenuto. «Non è chiaro, però, come dovrebbero fare pm, difensorie giudicea capire in seguito quali intercettazioni siano effettivamente irrilevanti. La norma, peraltro, sposta dal giudice alla polizia giudiziaria la scelta sulla rilevanza della prova, con profili evidenti di incostituzionalità».