Obiettivo tutela in Costituzione, sono 30mila i legali “dipendenti”

Antonello Cherchi, Il Sole 24Ore

Rivalutare il ruolo dell’avvocato nella società democratica e nella Costituzione: sarà questo il filo rosso che percorrerà la tre giorni dedicata al 34° congresso nazionale forense, che si aprirà giovedì a Catania.
Proprio nel pomeriggio del primo giorno verrà presentato un progetto di riforma costituzionale che intende sottolineare il ruolo pubblicistico degli avvocati pur nel rispetto dell’autonomia e indipendenza propri della libera professione. Tema a cui se ne aggiungono almeno altri quattro che saranno approfonditi nel corso del congresso: la possibile ennesima riforma del processo civile, l’assetto delle società tra avvocati, la disciplina contrattuale di chi lavora in regime di esclusiva per uno studio, il chiarimento sulla natura giuridica degli Ordini.
«Cresce – spiega Francesco Logrieco, vicepresidente del Consiglio nazionale – il ruolo sociale dell’avvocatura e parte anche da questo presupposto l’intento di rafforzare la presenza dell’avvocato all’interno della Costituzione, dove manca una articolo specifico dedicato al nostro ruolo».
Va di pari passo con la riaffermazione costituzionale del ruolo dei legali l’obiettivo di creare condizioni di lavoro che assicurino l’autonomia e l’indipendenza della professione. Il tema caldo è quello della monocommittenza. «Ci sono circa 30mila colleghi – afferma Logrieco – che lavorano in via esclusiva e a tempo pieno per uno studio ». Sono partite Iva, ma di fatto è come se si configurasse un rapporto di lavoro dipendente, perché i margini di manovra per quegli avvocati sono minimi o nulli: fanno ciò che decide il dominus, il titolare dello studio. Una situazione che ha ripercussioni sulle tutele e le garanzie, a cominciare da quelle economiche. «C’è la necessità di regolamentare questo tipo di collaborazioni – aggiunge Logrieco – salvaguardando però la natura della nostra professione».
Se questo problema riguarda soprattutto i giovani, c’è sul tappeto un altro tema che investe i livelli più strutturati di attività: è quello delle società tra avvocati. «I nodi da sciogliere sono molti – commenta il vicepresidente del Consiglio nazionale forense – e lo dimostra il fatto che le Sta costituite finora sono poche. Il fatto è che si è rimesso mano all’impianto disegnato dalla legge 247 del 2012 sull’ordinamento della professione forense. Quel sistema prevedeva un modello di società che andava bene e sarebbe bastato darvi seguito. Invece si è voluto rimetterci mano stravolgendo la previsione originaria, ma senza alcun beneficio per la categoria».

A proposito di riforme continue, un altro tema che sarà dibattuto nel congresso è quello di un ulteriore intervento sul processo civile annunciato dal Governo. «L’obiettivo è sempre quello – sottolinea Logrieco – di accorciare i tempi delle sentenze e ridurre i carichi processuali. Per arrivarci, la vera soluzione è, però,raddoppiare il numero dei magistrati e assumere personale amministrativo. Il processo civile telematico a qualcosa è servito, ma non ha inciso in profondità. D’altra parte, manca in Cassazione e soprattutto presso il giudice di pace, dove invece andrebbe previsto».

Il congresso, infine, solleciterà un chiarimento sulla natura giuridica dell’Ordine: ente pubblico non economico o associazione d’impresa? «Una questione che non riguarda solo noi – sottolinea Logrieco – ma anche le altre professioni. La norma sembra chiara nel senso di assegnare agli Ordini la natura di enti pubblici non economici, ma alcune interpretazioni, soprattutto da parte di talune Autorità di garanzia, non sono del medesimo avviso».