Organismo unitario avvocatura: non riscossi 4 mln €

Italia Oggi, di Gabriele Ventura

Quasi quattro milioni di euro di contributi non riscossi dall’Organismo unitario dell’avvocatura. A tanto ammonta, infatti, il credito che l’ex organo di rappresentanza politica della categoria, sciolto a ottobre scorso, ha accumulato nei confronti degli ordini forensi, dal 2004 al 2016. Solo l’anno scorso, l’Oua ha maturato oltre un milione di euro di crediti, che ora si appresta a riscuotere. È quanto emerge dall’ultimo rendiconto dell’anno 2016 dell’Oua, che in occasione del congresso di categoria ha lasciato il posto all’Organismo congressuale forense, formato appunto in larga parte dagli stessi ordini locali. Il documento è stato pubblicato sul sito dell’Ordine degli avvocati di Torino, tra i pochi virtuosi, e negli ultimi giorni ha fatto il giro dei gruppi di avvocati sui social network. All’interno del bilancio, è indicato l’elenco degli ordini territoriali con la situazione debitoria. I contributi da destinare all’Oua sono, infatti, compresi nella quota associativa che ogni avvocato paga all’ordine di appartenenza e, di norma, vengono messi a preventivo. Molti ordini, però, li hanno riscossi ma mai versati, mentre altri risultano completamente in regola. Da capire, in questo momento di passaggio di consegne che sta gestendo l’ex presidente Oua, Mirella Casiello, quale sarà la risposta all’ulteriore sollecito di pagamento e quali iniziative potrà prendere l’Oua nei confronti dei morosi. Inoltre, la problematica riguarda da vicino anche gli ordini che hanno sempre pagato e che, di fatto, hanno «mantenuto in piedi» da soli la rappresentanza politica della categoria. I crediti. L’Oua indica in bilancio un credito verso gli ordini pari a circa 3,8 milioni di euro, maturato negli anni che vanno dal 2004 al 2016. Dato che, però, si tratta di crediti di difficile incasso, è specificato nel rendiconto, tali somme sono state prudenzialmente svalutate nel corso dei diversi anni, effettuando una svalutazione completa dei crediti fino al 2013, l’indicazione di un importo residuo del 25% dei per quelli relativi al 2014, l’indicazione di un importo residuo del 50% per il 2015 e l’indicazione totale per il 2016. In ogni caso, nonostante la svalutazione di natura contabile, specifica la relazione, da parte dell’Oua non sussiste alcuna decisione di rinuncia o stralcio dei crediti vantati nei confronti dei diversi ordini territoriali. Morosi e virtuosi. In bilancio viene poi riportato l’elenco dei Coa e la situazione «contributi», relativa alle annualità 2014, 2015 e 2016. Per il 2016, solo 26 Coa hanno versato soldi all’Oua, mentre nel 2015 addirittura solo 12. L’Ordine di Catania, per esempio, deve 30.500 euro per il 2016 e 10.500 per il 2015, Firenze 24.500 euro sia per il 2016 che per l’anno precedente, Genova 24.500 euro più 21.500, Palermo 30.500 nel 2016 e altrettanti nel 2015, Roma vanta un debito pari a quasi 120 mila euro (oltre 62 mila euro per il 2016 e circa 53 mila nel 2015). A mantenere in piedi l’Oua ci hanno pensato invece ordini come Milano, che versa 100 mila euro l’anno, e Torino, che ne versa 36.500. Risultano in regola anche Alessandria, Bari, Biella, Cuneo, Grosseto, Lanciano, L’Aquila, Matera, Modena, Novara, Rimini, Savona, Varese, Verbania, Vercelli, Verona e Viterbo.