Orlando: nessun rinvio per il processo telematico

Articolo su Sole 24 Ore.com

«Non è opportuno alcun rinvio» rispetto alla data del 30 giugno prossimo, fissata per l’avvio del processo civile telematico. È quanto si è convenuto ieri nel corso del tavolo tecnico, voluto dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in vista dell’imminente entrata in vigore dell’obbligatorietà del processo civile telematico.

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Tutti i partecipanti al tavolo – Csm, Cnf, Avvocatura dello Stato, Associazioni di magistrati e di avvocati, e altre amministrazioni pubbliche – «hanno unanimemente convenuto che il processo civile telematico – spiega il ministero in una nota – è una fondamentale occasione di crescita economica e che non è dunque opportuno alcun rinvio».

I lavori del tavolo proseguiranno nelle prossime settimane «per affrontare – aggiunge il ministero – le residue criticità connesse alla fase di transizione». L’informatizzazione e lo sviluppo del processo civile telematico sono tra gli «obiettivi prioritari» del ministero della Giustizia, secondo cui «l’informatizzazione avanzata degli uffici giudiziari è una delle misure per restituire efficienza e modernità al sistema giustizia».

Le criticità sollevate dall’Oua
Ma l’Oua sottolinea anche le numerose criticità rilevate. Oltre alla informatizzazione diffusa «a macchia di leopardo nel paese», con tribunali «senza copertura o con connessioni mediocri», vi è la necessità di «risorse straordinarie dal punto di vista delle infrastrutture, ma anche norme attuatorie per mettere il tutto davvero a regime».

Sotto il profilo degli inciampi già riscontrati sul campo, invece, il sindacato delle toghe lamenta che subito dopo il deposito telematico, l’atto (memoria conclusionale o memorie ai sensi dell’art. 183 Cpc) «solitamente è immediatamente pubblicato» con la possibilità per l’avvocato di controparte di leggerlo e quindi predisporre la propria memoria, in risposta di quella già pubblicata. Mentre «sarebbe opportuno predisporre un filtro (o altro sistema) per fare in modo che siano pubblicate contemporaneamente, evitando di dare così vantaggio a una delle parti costituite».

Talvolta poi accade che la cancelleria «apre e pubblica con ritardo la memoria inviata, non consentendo di farla conoscere alla controparte tempestivamente riducendo, quindi, di fatto, i giorni di lettura e di risposta».

E ancora, le cancellerie, soprattutto nei grandi centri o nelle Corti di Appello, lamentano una mancanza di corsi pratici. Secondo l’Oua i corsi «dovrebbero svolgersi in orari straordinari, ma al funzionario non viene riconosciuto lo straordinario e quindi, di fatto, spesso, non si svolgono. E quando si effettuano vengono fatti da un solo tecnico avanti a un solo computer e cioè in pessime condizioni».

Infine, «molti uffici giudiziari anche nello stesso distretto non sono ancora pronti». Infatti, mentre «alcuni tribunali sono all’avanguardia altri non prevedono neppure il deposito dei ricorsi per decreto ingiuntivo». Ed è necessario prevede re una riforma in ordine alla ” domiciliazione” e ai diritti e doveri ad essa correlati.

Anf, bene ma adeguare il codice di procedura
Anche per l’Associazione nazionale forense «il processo civile telematico è una fondamentale occasione di crescita». «Gli ordini forensi – continua il segretario Perifano – sono chiamati a svolgere un ruolo importante e ci aspettiamo che sappiano fare la loro parte sui territori, senza incertezze». L’Anf, in particolare, ha chiesto che «si metta immediatamente mano alle modifiche del codice di procedura civile necessarie per rendere compatibile il processo civile con le modalità telematiche, poiché vi sono una quantità di norme processuali da adeguare». Infatti, denuncia l’associazione, «uno dei rischi legati all’entrata in vigore del PCT è che, per molte parti, il suo funzionamento non è compatibile con le norme dell’attuale codice di rito».