Patroni Griffi: «Regole disciplinari da riformare»


Il Sole 24 Ore – Antonello Cherchi

Maggior rispetto per la magistratura, «che non può essere lodata o disprezzata secondo gli esiti di una controversia» o delegittimata da «vicende di singoli a discapito di chi rende “con onore” il servizio della giustizia». Parole che Filippo Patroni Griffi ha pronunciato ieri nel corso dell’apertura dell’anno giudiziario della giustizia amministrativa, al cospetto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e del premier, Giuseppe Conte.

Il discorso di insediamento del nuovo presidente del Consiglio di Stato cade in un momento in cui alcuni magistrati amministrativi sono indagati per presunta compravendita di sentenze. Da qui il richiamo di Patroni Griffi a non fare di tutta l’erba un fascio, ma anche a un urgente intervento sul fronte del sistema disciplinare, «che non regge più». «Serve una riforma legislativa che renda più semplice e tempestiva la reazione agli illeciti», ha affermato il presidente del Consiglio di Stato. Che ha aggiunto: «Con chi sbaglia il sistema disciplinare deve essere rigoroso e tempestivo perché la terzietà della magistratura è un bene prezioso».

L’urgenza di un ripensamento delle regole disciplinari è stata sottolineata anche da Conte: «Faremo il possibile», ha affermato il premier.

Esigenza a cui fa da contraltare l’etica pubblica del magistrato, che secondo Patroni Griffi, «deve essere percepito dalla collettività, nelle sue manifestazioni e nella sua condotta, come retto e indipendente». Un tratto che diventa fondamentale anche quando i giudici sono chiamati a incarichi extra-giudiziari. Il Governo attinge spesso al «serbatoio di eccellenze» che sono il Consiglio di Stato e i Tar, ma «il connubio tra tecnici e politici non è facile». Per Patroni Griffi, occorre «la terzietà e il distacco dall’esercizio del potere che fa parte della cultura della giurisdizione».

Caratteristiche irrinunciabili se si vuole che il giudice amministrativo continui a essere «il garante delle interazioni tra amministrazioni, cittadini e imprese». E questo anche in uno spazio giuridico sempre più europeo, con temi e accadimenti che valicano le frontiere. Come i flussi migratori, ambito in cui i giudici amministrativi hanno dato «una dimensione concreta ai diritti fondamentali dei migranti, soprattutto quando vengono in rilievo il diritto alla salute, all’unità familiare o quello all’adeguata protezione dei minori». Allo stesso tempo, ha precisato Patroni Griffi, si è dato il via libera a espulsioni che, pur in presenza di vincoli familiari, erano sorrette da ragioni di ordine e sicurezza pubblici.

Per quanto riguarda l’economia, «dev’essere definitivamente sradicato l’involutivo assioma meno regolazione e tutele, più sviluppo. «La funzione giurisdizionale deve invece servire – ha affermato il presidente del Consiglio di Stato – a dare certezza ed effettività al diritto e a riparare i guasti della cattiva regolazione», favorendo le condizioni in cui possa svilupparsi la concorrenza.

Infine, l’andamento del contenzioso, che registra un progressivo calo dei ricorsi pendenti: all’inizio dell’anno erano poco più di 25mila al Consiglio di Stato (contro i 26mila dell’anno prima) e quasi 166mila nei Tar (184mila a inizio 2018).