PENSIONI, ANF: PREOCCUPA IL DESTINO DEI 56MILA AVVOCATI “ESODATI”, CASSA FORENSE CHIARISCA LORO FUTURO E IMPATTO SULLA PREVIDENZA DELL’AVVOCATURA

“L’avvocatura rischia di vedere tra le sue fila un grande numero di ‘esodati’, i circa 56mila avvocati che fino ad oggi erano iscritti alla gestione separata dell’Inps o che non avevano mai versato nulla, e che dovranno d’ora in poi obbligatoriamente destinare i propri contributi alla Cassa Forense. Un riordino ovviamente necessario, ma che allo stato attuale continua a destare preoccupazione, sia per la sostenibilità dei conti, che manca ancora delle garanzie dagli attuari, e sia per la sorte ancora indefinita dei 56.000 nuovi entrati.
Urge che la Cassa Forense definisca al più presto questa situazione, illustrando ai propri iscritti come e in che misura si prevede la sostenibilità dei conti”. Lo dichiara Ester Perifano, segretario generale dell’A.N.F., a seguito dell’incontro a Roma dell’Avvocatura italiana , convocato dalla Cassa Forense per discutere delle problematiche correlate alla proposta di Regolamento di attuazione dell’art. 21 commi 8 e 9 della L. 247/2012.

“E’ certamente apprezzabile il metodo di confronto scelto dalla Cassa- continua Perifano – anche se non possiamo non sottolineare che i dati relativi alla sostenibilità sono stati diffusi in ritardo.
Agli avvocati italiani, siano essi giovani professionisti o avviati in breve tempo al raggiungimento dell’età pensionabile, preme sapere con chiarezza che cosa potrà accadere con questa nuovo scenario. E per i 56.000 nuovi professionisti, come si tradurrà alla fine della vita lavorativa il trattamento pensionistico e se sarà largamente al di sotto del minimo, che problemi comporterà sia per l’Ente che per il singolo iscritto.
Preme ricordare che in molti casi questi 56mila avvocati non sono né giovani, né evasori ma, come ci ricordano i dati drammatici diffusi nei giorni scorsi, sono lo specchio di quell’Italia dei professionisti che ha enormi difficoltà a produrre reddito e dunque a contribuire alla previdenza sociale”.
“Infine – conclude Perifano – ci aspettiamo che il CDA e il Comitato chiariscano meglio i motivi che hanno provocato la dura presa di posizione del Ministero vigilante in merito all’elezione dei delegati, vicenda che ha indotto alcune componenti dell’Assemblea ad avanzare una richiesta di dimissioni del Presidente”.